Valdastico Nord, ricatto a Trento

Intreccio Autostrada Serenissima-Autobrennero: alle lobby interessa solo il rinnovo delle concessioni senza gara. Il ministro Delrio delude

Nulla di nuovo sul fronte delle lobby. Ci scuserà Remarque per la storpiatura del titolo del suo famoso libro, ma la realtà é questa, almeno per l’affare della proroga delle concessioni autostradali. Una partita gestita da un ministro delle infrastrutture, Delrio, che appariva nuovo come il capo del governo di cui fa parte. Ma il tempo è galantuomo e ha fatto a pezzi quell’immagine di diversità. Nel Paese del finto liberalismo economico e del capitalismo pubblicamente assistito succede che una direttiva europea, la 34/2014, sia  completamente svuotata da Palazzo Chigi a sfavore dei cittadini utenti e dell’economia produttiva.

Stiamo parlando, nello specifico, della Valdastico Nord. Il prolungamento fino a Trento è un ricatto ai trentini a favore delle lobby venete per evitare la gara per la  concessione della Modena/Brennero. A costoro interessa soprattutto che non si faccia la temutissima gara per l’autostrada Serenissima Brescia/Padova. La direttiva stabilisce i seguenti punti: a) la durata della concessione non deve superare i 5 anni, per evitare limiti alla concorrenza; b) il superamento dei 5 anni si giustifica solo se la società  ha fatto investimenti (esempio: terze corsie o prolungamenti come la Valdastico Sud); c) il concessionario deve farsi carico del rischio operativo, cioè della possibilità di non recuperare l’investimento, recupero che avviene attraverso il pedaggio pagato da chi percorre l’autostrada. Il grande scandalo, che trasforma la gestione in gallina dalle uova d’oro, sta tutto nel pedaggio, o meglio nel modo in cui viene aggiornato annualmente, tenendo conto dell’inflazione (anche quando è zero come in questi anni), del miglioramento del servizio e di un giusto profitto del capitale investito. Fatto sta che a una concessione è assicurato un rendimento sicuro, senza rischio, del 9/10% sul capitale investito. Le autostrade trasformate in maxi-buono postale a rendimento altissimo per la gioia del politicume di palazzo riciclato nei consigli di amministrazione autostradali, con l’aumento del pedaggio controllato dalla burocrazia del ministero delle infrastrutture (conosciuta come Struttura di Vigilanza sulle concessionarie autostradali).

Utile la Valdastico Nord? Forse sì, forse no. L’utilità sociale dovrebbe essere verificata da un’analisi costi-benefici. Invece, come se la cosa a lui non interessasse, il direttore generale del ministero dichiara che l’opera non è corredata dalla suddetta analisi perché finanziata con 2 miliardi dalla Serenissima. Nemmeno oggi il presidente della Provincia di Trento, Rossi, pone la questione dell’analisi, e anzi fa emergere un possibile assenso subordinato ad una futura negoziazione.

Quanto al finanziamento della Valsugana ferroviaria, che inciderebbe moltissimo nello scaricare l’A4 dal trasporto merci eliminando tutto il tratto Meste-Verona -Trento, be’, figurarsi se ad una Regione a guida leghista interessa del suolo, ambiente, ecosistema ecc avendo spinto per far approvare al consiglio dei ministri e con il parere contrario del ministero dei beni culturali la Valdastico Sud. Oppure cosa può interessare alla coppia Maroni/Zaia l’idrovia di collegamento tra Milano e l’Adriatico attraverso il Po, per altro con la disponibilità dell’Ue a metterci subito 1 miliardo e a inserirla nel core network con priorità di finanziamento europeo. Meglio far la guerra sulle succulenti proroghe delle concessioni, tanto a pagare sarà l’utente e a incassare saranno i trombati e non trombati del Palazzo.

La proroga della concessione per la Serenissima Bs-Pd ha un valore stimato di 1,1 miliardi di euro (tenendo conto del margine operativo lordo degli ultimi anni). Solo il prolungamento Nord della Valdastico garantisce di evitare la gara. Per i 5 km di autostrada in Val Trompia ci sarebbe anche fusione con Autovie Venete. Che eviterebbe anche la gara. Tutto questo è reso possibile solo se il Trentino non si oppone al famoso prolungamento della Valdastico. Delrio allora propone la proroga della concessione per altri 31 anni alla Modena-Brennero, che genera un flusso di cassa di 150 milioni di euro annui. Una scelta indecente. L’unico soggetto che in questa storia ci perde è lo Stato e i cittadini utenti. La soluzione pro-Casta domiciliata nel palazzo è di affidare la concessione a una società totalmente pubblica (in house) liquidando il 17% dei privati presenti in Autobrennero.

Potrebbe andare diversamente? Sì. Se l’Autobrennero fosse tornata allo Stato e con messa a gara separatamente di tutte le attività riferite alla gestione (manutenzione, riscossione pedaggio, pulizia) con assegnazione alle imprese private più efficienti. Così facendo il pedaggio sarebbe introitato dallo Stato, che potrebbe decidere di vincolare i fondi a investimenti in loco come interventi sul dissesto idrogeologico, acquisto di nuovo materiale ferroviario, bonifiche dell’amianto nelle scuole e altro. Tutto questo non è stato possibile perché la Casta non lo vuole, visto che la sua unica preoccupazione é il rinnovo senza gara per le altre concessioni in scadenza, che valgono 16 miliardi di euro. Il tutto con piani economico-finanziari secretati e inaccessibili. Andiamo proprio bene.