Treviso, Chaibi (Sel) punzecchia Manildo

Il consigliere comunale fa un po’ di fronda su urbanistica, ambiente e Veneto Banca. Ma sul caso Caldato sta con la maggioranza

Nella maggioranza di centrosinistra che governa Treviso l’aria è elettrica. Nel gruppo del Pd si parla di espulsione vicina o possibile per la “pasionaria” democratica Maristella Caldato, dopo anni di tensione col primo cittadino e compagno di partito Giovanni Manildo. Inoltre in città non tutti hanno mandato giù di buon grado la cessione di una piccola quota azionaria della Save, la società che oltre all’aeroporto veneziano gestisce anche quello di Treviso. «Sinceramente – spiega Said Chaibi, il più giovane consigliere comunale di origine straniera d’Italia (i suoi genitori sono marocchini), capogruppo di Sel in maggioranza con Pd, Per Treviso, Sinistra civica, Impegno civile e Treviso Civica – non entro nelle dinamiche interne ad un partito diverso dal mio e non entro nel merito della discussione se la Caldato possa ritenersi o meno fuori dalla maggioranza. Rispedisco però al mittente ogni accusa ai consiglieri comunali circa la congruità del nostro operato in relazione alla vicenda Acct Servizi». La Caldato ritiene la società di servizi Acct (al 71% del Comune trevigiano) un carrozzone oberato da alti costi strutturali e gestionale «sprovvisto persino dei presupposti giuridici per rimanere in vita».

Per legge il consigliere comunale ha il dovere, in quanto pubblico ufficiale, di segnalare alle autorità preposte presunte anomalie o presunte opacità. E’ così, in questo caso?
Sì certamente, ma quando fai parte di una maggioranza il tutto va fatto comunque quadrare con la coalizione con la quale ti rapporti.

A Treviso dopo la vittoria di Manildo si è cominciato a parlare di Piano degli interventi. Ma dopo due anni il piano non é ancora decollato. Perché?
In realtà la pratica comincia a muoversi. Stanno per essere conferiti alcuni incarichi importanti per gli studi, ma la questione è un’altra.

Quale?
L’amministrazione deve dire esattamente che cosa vuole fare da grande. Basti pensare alla condizione del clima cui abbiamo assistito tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo.

Ad inizio 2016 lo smog l’ha fatta da padrona, no?
Appunto. Io voglio capire se senza indugi si punterà sulle energie rinnovabili. Sul trasporto pubblico avanzato come metrotram di superficie, sulle pedonalizzazioni intelligenti e sulla mobilità automobilistica condivisa, a partire dal car sharing e dal car pooling.

Si tratta di buone pratiche, ma non rischiano di rimanere solo buone intenzioni di marca ecologista?
Assolutamente no. Basti vedere quanto succede in Nordeuropa. L’Europa settentrionale da questo punto di vista ci impartisce da decenni una severa lezione.

Tanti amministratori però lamentano la mancanza di fondi. Non è vero?
È vero solo marginalmente. Manca la cultura per un trasporto di nuova generazione. Va diminuito il numero delle auto circolanti. Basti vedere la Polonia, che si è rifatta il trasporto pubblico coi fondi europei. Ma occorre coerenza e trasparenza per essere premiati.

E più concretamente quali sono le criticità del piano degli interventi?
C’è il destino di alcuni piani complessi che va valutato con attenzione, senza cedere alla logica della mera valorizzazione fondiaria. Parlo, tanto per fare alcuni esempi, dello Scalo Motta, del nodo stazioni, dell’area in zona Sant’Angelo e via dicendo.

A Treviso la vicenda del cosiddetto IV lotto della tangenziale periodicamente torna sulla bocca di tutti. Poi il dibattito si sopisce. La giunta Manildo pare sonnacchiosa. Che ne pensa?
Io non direi che la giunta è sonnacchiosa. Io direi invece che sul IV lotto la giunta deve chiarire a sé stessa se lo ritenga utile o meno. Argomentando poi di conseguenza. Quello che non va bene è che cada nel tranello del governatore leghista Luca Zaia che cerca di mascherare le inerzie della regione scaricandole sul comune. E poi sul IV lotto non è ancora stata fatta davvero chiarezza.

A luglio sui media regionali ha tenuto banco la vicenda della cosiddetta rissa tra il consigliere Fabio Pezzato da lei spintonato. All’epoca le scappò anche una bestemmia. Come è finita?
Per la bestemmia ho chiesto scusa, riconosco di avere sbagliato, ma da italiano di origini marocchine, mi devo essere talmente integrato nel tessuto trevigiano che ho acquisito pure gli atteggiamenti meno consoni.

E con Pezzato?
Io gli ho chiesto scusa. Ci siamo scusati anche reciprocamente per quanto ci siamo detti a margine di una commissione territorio. Io vorrei però che quell’episodio non finisse per diventare la foglia di fico per sopire la discussione sul futuro dell’ampliamento dell’aeroscalo di Treviso. Nessuno vuole chiuderlo senza se e senza ma. Tuttavia…

Tuttavia?
Tuttavia anche il suo spostamento è da prendere in considerazione.

A Treviso per mesi c’è stata una certa ostilità nei confronti delle mostre di Marco Goldin. Alcune edizioni sono saltate, poi tra la giunta e lo stesso Goldin è scoppiato il sereno. Che è successo?
È cambiato il clima. Anche perché è cambiato un pochino l’approccio degli organizzatori. Io personalmente non ho mai avuto nulla di personale contro Goldin. Ma nel momento in cui il Comune ti dà l’ok per l’evento blockbuster, allora sarebbe bene che una piccola parte degli introiti sia volta a finanziare attività socioculturali di Ca’ Sugana.

Parlare di Treviso significa parlare anche di Veneto Banca e dei drammi dovuti al taglio del valore delle azioni della popolare. Per mesi la politica è rimasta in silenzio, poi improvvisamente Manildo si è destato dal torpore dicendo sì alla trasformazione in spa. Perché?
La domanda va posta al primo cittadino, che si assume anche la responsabilità di ciò che ha detto, di ciò che non ha detto, di ciò che ha fatto e di ciò che non ha fatto.

Ma l’amministrazione che cosa ha fatto? In consiglio non c’è mai stata una discussione degna di questo nome, o no?
Verissimo, questa è stata una mancanza dell’amministrazione.

Molti accusano Sel e la sua presenza in consiglio comunale di una certa ambiguità. Il partito non appoggia il governo democratico di Matteo Renzi, ma appoggia il governo della città che è a trazione Pd. E Poi lei che all’indomani della sua elezione aveva fatto parlare molto di sé, oggi pare sparire dai radar dei media. Fa l’ondivago?
Sel fa opposizione quando serve ma è anche forza di governo. A Treviso ci siamo presentati agli elettori in una coalizione con Pd e altri movimenti. Il problema sta in Renzi. Se continuerà la sua deriva verso posizioni ipercentriste, verso il cosiddetto partito della Nazione, allora Sel, che sta costruendo un contenitore a sinistra del Pd, ne prenderà atto. Quanto alla mia condotta dico semplicemente che alzo i toni quando ritengo sia giusto e necessario farlo. E per questo non mi ritengo ondivago né ambiguo.