Veneto Sviluppo, M5S s’incarta da solo

Nel nuovo vertice della finanziaria regionale uomini di tutte le forze politiche. Tranne dei grillini, che hanno un grosso problema: l’incapacità di muoversi nel Palazzo

Quer pasticciaccio brutto dei grillini su Veneto Sviluppo (l’agenzia finanziaria al 51% della Regione guidata dal leghista Zaia e per il restante 49% di una compagine di banche). I 7 componenti del cda di nomina politica, ossia di spettanza del consiglio regionale, sono stati scelti con una spartizione bipartisan in perfetto stile cencelli: in quota Zaia il presidente in pectore Massimo Tussardi, ex manager di Cassa di Risparmio del Veneto ed ex Antonveneta, Simonetta Acri (direttore responsabile rete domestica del gruppo assicurativo Sace SpA) e il revisore contabile Luigi Barbieri; in quota Forza Italia, vicino ad Elena Donazzan, é il riconfermato Andrea Tonelli; per l’opposizione, era candidato in Lista Tosi l’avvocato Leonardo Colle; il Pd invece potrà contare sul consulente fiscale Giansandro Todescan, già segretario della Fondazione Kairos (la centrale finanziaria di Alessandra Moretti nella campagna elettorale alle ultime regionali), come la commercialista Cinzia Giaretta, che siederà nel collegio dei sindaci. Bene. O meglio: un male o un bene, che un po’ tutte le forze politiche abbiano il proprio posto a tavola, pardon al tavolo delle decisioni? Un bene senz’altro. A patto che siano davvero tutte.

E invece tutte non sono: all’appello manca il Movimento 5 Stelle. Nel senso che proprio non é stato in partita. Avevamo dato conto, nel recente passato, di una linea non proprio retta sul giocare o non giocare al match delle partecipate regionali, ma, sia come sia, i grillini si erano messi a preparare candidature per le nomine, e pareva intendessero avere un ruolo. E’ indubbio che la loro presenza sarebbe stata importante: totalmente novizi nei maneggi della politica politicante e negli intrecci con l’economia e la finanza, avrebbero potuto fare da prezioso e necessario completamento al panorama dei rappresentanti del consiglio regionale in Veneto Sviluppo. Il problema è stato che sono talmente vergini che si sono infinocchiati da soli: hanno votato candidati ineleggibili, perché non rispondenti ai criteri richiesti (per competenze ecc). Insomma, si sono banalmente e disastrosamente incappellati. Il capogruppo Jacopo Berti, a cui abbiamo chiesto invano lumi tramite l’ufficio stampa del M5S in Consiglio, ha commentato così l’autodafé: «Un disguido, noi non siamo professionisti del Palazzo» (Il Mattino, 20 gennaio).

Eh no, caro Berti. Non é un “disguido”. E’ incapacità di muoversi in uno degli aspetti del far politica: tener conto delle regole, saper manovrare per ottenere risultati, prepararsi per tempo ai momenti decisivi, come sono le votazioni in aula. Lo dimostra anche il caso di Quarto (il cui valore giudiziario e quindi politico é stato vergognosamente montato, su questo i grillini hanno perfettamente ragione): il movimento fondato da Grillo e Casaleggio ha un’oggettiva difficoltà a superare quella naiveté, quella combinazione di disarmante ingenuità e onesta rozzezza che se da un lato rassicura l’elettore anti-casta e anti-sistema sulla loro affidabilità etica, dall’altro li espone a figuracce pericolose, al rischio dell’irrilevanza politica e alla generalizzazione preferita dagli avversari, cioé che i 5 Stelle sarebbero degli incapaci. Nel voto per avere un proprio uomo al vertice della finanziaria regionale (che eroga fondi a piccole e medie imprese, un settore che sta a cuore al M5S), effettivamente lo sono stati. In questo modo, per i “professionisti della politica”, la strada é spianata. Come prima, come sempre.