Arzignano, propaganda jihadista: macedone condannato

Arben Suma, macedone residente ad Arzignano, coinvolto in una inchiesta della procura di Brescia che aveva portato a un arresto e due espulsioni per vicende in rete legate a propaganda jihadista, sarà sottoposto a quattro anni di sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel vicentino e la possibilità di poter continuare a lavorare. Lo ha deciso il tribunale di Vicenza accogliendo le richieste del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo proprio in relazione alle indagini svolte dalla Digos della questura bresciana che avevano portato a un blitz scattato a inizio dello scorso dicembre.

Samet Imishti, considerato la mente del gruppo, che postava in rete frasi tipo «non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l’ultimo», contro Papa Francesco, era stato arrestato in Kosovo. Il tribunale di fatto prende atto che Suma non è sospettato di alcun atto terroristico concreto, che la sua “storia” è prettamente legata ai social in rete, ma rileva che gli elementi a suo carico «attestano una attuale pericolosità sociale, quale emerge dall’adesione priva di filtri critici dell’ideologia dello stato islamico». Nel corso dell’udienza dell’8 gennaio scorso, i legali del macedone, gli avvocato Paolo Mele e Nicola Guerra, avevano sostenuto come l’attività sui social era da ritenere espressione di libertà di pensiero, ma chiesto comunque che fosse applicata la sorveglianza utile a dimostrare nei fatti quotidiani l’estraneità del loro assistito all’ambiente del terrorismo

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