Giovani immigrati, un’idea per valorizzarli

Molti sono i ragazzi stranieri disoccupati: per non sprecarne le energie si potrebbe attivare i Comuni. Così

Siamo in un periodo storico complesso e con un continuo divenire di problemi che la politica non sa bene come affrontare e dei quali sarebbe, tuttavia, scorretto non vedere le difficoltà. Attraverso in lungo e in largo la città con la mia bici e passo accanto a gruppi di ragazzi immigrati che ciondolano un po’ dovunque senza alcun costrutto per loro e per la comunità che li ospita. Penso che parlare delle difficoltà quotidiane e analizzarle da ogni lato, come da caratteristiche italiote, possa anche essere utile, ma lo è ancor più, cercare soluzioni che aiutino ad alleviare i disagi di chi ne è immerso. Io, una piccola idea ce l’avrei, e la sottopongo a chi ha il potere di realizzarla.

Sento, quasi quotidianamente, gente che ha bisogno di braccia per qualche lavoro familiare (sgombrare una cantina, spostare dei mobili pesanti, dipingere la ringhiera di un terrazzo e tanti altri piccoli lavori che molti di noi non sono in grado di fare per vari motivi o che non ci possiamo permettere per gli  elevati costi ufficiali). Pensavo che si potrebbe istituire un albo, con gli stranieri che ci stanno. E, accanto ad ogni nominativo, mettere le caratteristiche lavorative del soggetto e il suo telefonino. L’iniziativa dovrebbe essere resa nota a tutti i nostri concittadini e costoro, in caso di necessità, potrebbero rivolgersi direttamente al soggetto o ad un numero di coordinamento del servizio.

E la remunerazione e le tasse? Si potrebbe pagare con una specie di voucher comunale, un 20% del quale andrebbe all’Inps o altro ente per la parte assicurativa. Ad esempio 5 euro all’ora di cui uno versato con le modalità pattuite. Non è una gran cifra, lo capisco, ma piuttosto che abbruttirzi nell’ozio e avere tentazioni di procurarsi qualche euro in modo illecito, sarebbe sempre un piccolo sollievo rispetto al nulla. Per evitare furberie, il servizio dovrebbe essere richiesto solo da privati e per un numero di ore predeterminato. Non è la scoperta della luce elettrica, ma un piccolo spunto sì. Questo, naturalmente, in via transitoria, in attesa che si aprano per questi ragazzi delle prospetive di lavoro migliori e durevoli.