I giovani profughi al Rossi e i “conservatori di sinistra”

Il buon progetto sperimentale all’istituto tecnico di Vicenza ha subìto una campagna dovuto ad una sleale fuga di notizie

Viviamo in una situazione sociale dove ogni cosa ubbidisce solo ai calcoli freddi della convenienza. Incoraggiare la cultura della relazione in questi decenni pregni di paure e senza legami umani profondi può pertanto sembrare azione utopistica o in controtendenza. Se la scuola con la sua organizzazione formativa, al contrario, promuovesse un concreto dialogo interculturale con adeguati progetti sperimentali, svolgererebbe sicuramente una funzione culturale che porterebbe la mente e le emozioni verso un pensiero aperto, in cui sarà possibile navigare verso il futuro senza paure. Per fortuna sorgono alcune sperimentazioni che vanno in questa direzione di cambiamento. Uno di queste è stato ideato da alcuni docenti dell’ITIS Rossi di Vicenza. In collaborazione con la rete nazionale del “corpo civile di pace”, un’associazione legata al Servizio Civile Nazionale, sta predisponendo un percorso di accoglienza e inserimento a scuola dei giovani rifugiati che in questo periodo si trovano in città. Utilizzando un protocollo interistituzionale approvato a livello nazionale del “corpo civile di pace”, sono state definite delle linee guida, già accolte anche da altre scuole di Napoli, Trieste, Firenze.

In sintesi, con quest’alleanza fra enti si offre la possibilità a un numero massimo di dieci richiedenti asilo politico, di partecipare alla vita scolastica dell’istituto Rossi secondo procedure, tempi e incarichi che saranno stabiliti d’intesa fra la scuola, la Prefettura e l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Vicenza. Una positiva possibilità ai ragazzi stranieri che bighellonano attorno all’albergo che li ospitano in attesa delle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato. Un modo formativo e sociale per «abbassare il livello di conflittualità fra residenti e rifugiati in attesa del riconoscimento della protezione internazionale», come ci dice il prof. Silvano Caveggion, che ha presentato la proposta al dirigente Alberto Frizzo, trovando una positiva risposta. Portato all’ordine del giorno del Collegio Docenti, il progetto è stato approvato dal 60% degli insegnanti.

Tuttavia le fasi successive per giungere al risultato desiderato appaiono travagliate. Non tanto per le dichiarazioni illogiche di gruppi xenofobi che già si sono espressi in modo violento sulla stampa locale, ma per le diverse posizioni contrarie interne alla stessa scuola. Probabilmente allo scopo di farlo naufragare, sono state slealmente inviate notizie anticipate ai giornali e alla Prefettura preoccupando ingiustificatamente enti e opinione pubblica. Inoltre, il 60% dei rappresentanti nel Consiglio d’Istituto, capovolgendo il parere positivo del Collegio docenti, ha votato contro il progetto. Siamo ora in una posizione di stallo. Proprio chi dovrebbe sostenere una linea educativa d’inclusione e integrazione culturale – naturalmente con tutte le garanzie giuridiche e istituzionali necessarie – si dimostrano perplessi se non in forte dissenso. Eppure, per cominciare a ragionare sul fenomeno delle migrazioni e dei rifugiati, le testimonianze e il confronto diretto fra giovani studenti e stranieri di pari età fuggiti da drammi, guerre e persecuzioni diventano efficaci momenti formativi. Il progetto vorrebbe mettere in atto proprio questa metodologia.

La conoscenza diretta del problema, infatti, è più facilmente trasmissibile di molti discorsi astratti. I contenuti e la cultura d’inclusione dalla scuola poi potranno diffondersi nelle famiglie, fra le comunità di coetanei e nei social network. Si comincerebbe in questo modo a costruire un circolo virtuoso per consentire ai giovani rifugiati di inserirsi nel nuovo contesto, acquisire autonomia ed emancipazione e dall’altro fare conoscere in modo diretto e mirato agli studenti vicentini il fenomeno delle migrazioni. Potrebbe essere questa una sperimentazione innovativa da trasferire ad altre scuole della provincia, anche utilizzando i corsi di istruzione degli adulti. Purtroppo molte sono ancora le opposizioni, anche interne alla scuola da parte di docenti “conservatori” che spesso dichiarano di appartenere agli ideali riformatori della sinistra. La terra vicentina che conserva ancora una cultura della solidarietà ed è dotata di una formazione scolastica di eccellenza, non può cadere nelle trappole dei pregiudizi e delle forme ideologiche di chiusura. Speriamo che che questi “conservatori” di sinistra della scuola abbiano la capacità di guardare in avanti e capire che il mondo è cambiato.