Caso Mancini, la Lucarelli: «si può dire anche zoccola?»

Selvaggia Lucarelli irrompe nella polemica sul caso Sarri-Mancini con un caustico articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano. Ne riportiamo qualche stralcio.

“Ora che Mancini ha accettato le scuse di Sarri e la saga volge al termine, mi soffermerei sull’interessante motivazione con cui il giudice sportivo Tosel ha dato solo due giornate di sospensione a Sarri, ovvero “dire frocio a Mancini non è discriminazione omofoba perché Mancini non è gay, ma solo offesa generica“. Quindi, se ho capito bene, in base a questa sentenza, se dici frocio a uno che non è gay è meno grave che se lo dici a uno che è gay. Quindi, sempre se ho capito bene, in Veneto il giudice Tosel lo si può chiamare per strada “Ehi bella Tosa!” che tanto non è gay. (…)

Da ora in avanti infatti, un giudice serio sarà tenuto a stabilire se ci sia l’aggravante della verità in qualsiasi insulto discriminatorio, che sia di natura sessuale o razziale o di altro genere. Per dire. Ora se uno dice zoccola a una donna, come si fa a stabilire se sia un’offesa generica o attinente alla realtà? Io per esempio vengo spesso apostrofata così sul web, per cui mi chiedo se per sperare che chi mi appella in questo modo abbia una giusta punizione, mi toccherà dimostrare, ahimè, al giudice di essere zoccola sul serio.

Insomma, qui si apre un capitolo interessante. Soprattutto per il giudice. Per non parlare poi della difficoltà che si prospetta per un giudice nel valutare l’offesa amatissima in curva, campo e bordo campo “figlio di puttana”. Da ora in avanti, per capire se ci sia stata discriminazione sessuale nei confronti della madre di un calciatore apostrofato come “figlio di troia” bisognerà accertarsi del fatto che la madre, in effetti, non veda più uomini in doccia del figlio o chiedere un test del dna per capire se il calciatore sia figlio dell’uomo che lui chiama padre o dell’uomo che la madre chiama “commercialista”.

Per “pezzo di merda” si potrebbe procedere con un test olfattivo per valutare se nell’offesa ci sia un criterio di oggettività. Per “testa di cazzo” l’ accertamento di un’attinenza con la realtà si fa più complesso, per cui il giudice probabilmente sarà tenuto a valutare l’aerodinamicità della testa (eventualmente di cazzo) della parte offesa e dell’eventuale rigidità del collo in presenza di selfie di Kim Kardashian nella vasca da bagno. Più semplice invece la valutazione dell’ offesa “negro!”. In tal caso basterà decidere il numero dei pantoni Leroy Merlin classificabili come “neri” o “marroni” per declassare a “mulatto” o “Carlo Conti” tutti gli altri. (…)

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