L’ortomercato di Vicenza? Alla frutta

La struttura del quartiere Farini sconta degrado e difficoltà di rilancio. L’assessore Zanetti e il sindaco Variati sul banco degli imputati

Scandalo alle porte per il mercato ortofrutticolo di Vicenza? Un’area urbanisticamente molto importante, a due passi dal centro storico, oggi sulla via del degrado e sulla quale potrebbero concentrarsi appetiti speculativi. L’ortomercato, una struttura di proprietà pubblica sorta negli anni ’50 e che movimenta ogni giorno una cinquantina di tonnellate di frutta e verdura, deve affrontare una serie di nodi irrisolti che potrebbero implodere.

CONVENZIONE SCADUTA
Nel maggio 2015 è scaduta la convenzione che regolava i rapporti tra il gestore privato, la Coop Agrovì, formata in larga parte dai grossisti e dagli esercenti presenti in loco, e il Comune di Vicenza. Il motivo formale, almeno così sostiene il gestore, è il mancato pagamento di alcuni importi dovuti per le attività di controllo e supervisione sulla struttura. In realtà, secondo la voce che da mesi gira a Palazzo Trissino, nel bando di riferimento diversi importi sarebbero stati erroneamente inseriti al lordo dell’Iva. Il che avrebbe tratto in inganno i gestori che si sarebbero aspettati introiti più alti, rivelatisi invece più magri. Anche perchél’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Achille Variati (Pd), per sgravare il più possibile le casse dell’erario municipale avrebbe anche accollato ad Agrovì, senza averne titolo, l’onere delle manutenzioni straordinarie che di rito spettano al proprietario dei muri, cioé al Comune.

STRUTTURA IN DEPERIMENTO
Ma le rogne non finirebbero qui. Il degrado degli stabili (denunciato da anni) é tale per cui alcuni edifici presenterebbero delle crepe, visto il terreno cedevole (di copertura, un tempo lì c’era una cava). Non sarebbe stata effettuata la derattizzazione generale. Alcuni cancelli elettrici presenterebbero malfunzionamenti. Ma soprattutto mancherebbe perfino (quantomeno per l’annata 2015) l’aggiornamento all’obbligatorio piano sicurezza, questo proprio in ragione di alcune gravi lacune sul piano infrastrutturale. L’amministrazione Variati sarebbe stata sollecitata a occuparsi dei problemi e a presentare un bilancio ad hoc per il mercato, giacché a tale adempimento il comune non provvederebbe ormai (sempre se le voci sono confermate) da più di una decina d’anni: vale a dire addirittura dal periodo in cui l’amministrazione era guidata da una giunta di centrodestra (Fi, Udc, An e Lega) e dall’allora sindaco azzurro Enrico Hüllweck, epoca in cui è cominciato il declino. Rimane però il fatto che era stata proprio la giunta Variati tra il 2012 e il 2013 a promettere un rilancio in grande stile che si sarebbe dovuto concretizzare con la realizzazione di un mercato coperto, in concorso con forze private per il quale era stato anche elaborato un “concept” da parte dello studio di Flavio Albanese (presidente della Fondazione Teatro Comunale, molto vicino al vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci e allo stesso sindaco).

FLOP POLITICO
Durante la consiliatura di centrosinistra dal 2008 al 2013, il referato al commercio è stato retto da Tommaso Ruggeri, che fu appunto l’assessore che nel 2012 lanciò il progetto Agrovì. Tre anni fa Variati ha rivinto a mani basse le comunali. Anche Ruggeri è stato tra gli eletti in consiglio, ma è rimasto come semplice inquilino della sala Bernarda giacché a lui Variati in giunta gli ha preferito Filippo Zanetti. Il quale però non avrebbe mai legato col mondo degli operatori ortofrutticoli, finendo col fare l’infelice cuscinetto fra questi ultimi e un sindaco Variati che finora non li ha mai incontrati, non volendo (o non potendo, per ristrettezze di bilancio) fare fronte agli investimenti che il mercato (in foto) necessiterebbe in termini strutturali e strategici. Il che avrebbe generato ulteriori attriti con gli operatori che da tempo cercherebbero, invano, di parlare col primo cittadino. La cosa tra l’altro avrebbe suscitato le ironie da parte degli aficionados di Ruggeri, che in un paio d’occasioni avrebbero fatto rilevare al suo successore, ma soprattutto al sindaco, il flop patito sul caso ortomercato.

LA PARTITA FONDIARIA
Sullo sfondo rimane una partita urbanistica importante. A pochi passi da quell’area ce n’é una seconda altrettanto vasta che un tempo ospitava i Magazzini Generali, un’altra storica “facility” di pertinenza municipale incappata in una storiaccia di mala gestio, risvolti penali inclusi, finita sulla stampa dopo la metà degli anni Duemila. Al momento, anche per la crisi del mercato immobiliare, non si è manifestata alcuna ipotesi lottizzatoria (che i detrattori hanno già bollato come speculazione). Certo è che una eventuale chiusura dell’ortomercato con conseguente ipotesi di annessa lottizzazione permetterebbe di sommare le due aree, con tutte le relative conseguenze in termini di possibili appetiti fondiari.