Tav, a S. Bonifacio richiamo a Bergoglio

Ferve il dibattito sulla linea Tav a San Bonifacio nel Veronese. Secondo quanto scrive L’Arena di oggi, ad un incontro organizzato dai comitati anti-Sud il docente di architettura all’università di Venezia, Domenico Bolla, ha detto che «Il nuovo modo di fare urbanistica pone al centro il territorio come bene comune e come tale va salvaguardato. La via da intraprendere è il recupero e il riutilizzo dell’esistente e delle aree abbandonate. Ne consegue l’obbligatorietà di un tracciato che si affianchi a un’infrastruttura di pari livello esistente: autostrada o attuale linea ferroviaria». Più esplicito il dottor Franco Di Toro: «il tracciato del progetto definitivo comporta un notevole impatto sul sottosuolo e sulle caratteristiche qualitative della falda per l’utilizzo di malte e additivi chimici e inoltre un impatto rilevante sul suolo lo avranno i cantieri (…) È chiaro che la realizzazione di un lungo rilevato alto mediamente 4 metri a sud del paese possa rappresentare un elemento di forte criticità idraulica soprattutto se le opere idrauliche di attraversamento previste dal progetto non fossero poi mantenute efficienti nel tempo».

Al progetto – denunciano i comitati – manca la Valutazione d’Impatto Ambientale, e per sostenere la battaglia citano l’Enciclica di papa Francesco “Laudato Sii”, oltre alle considerazioni di Legambiente e la Vas del Comune di San Bonifacio: «Questo problema richiede una metodologia scientifica, analitica e sociale che prenda in considerazione i bisogni del singolo ma in particolar modo della collettività. I comitati si rammaricano della polemica sorta tra i sostenitori dei vari tracciati perché sono del tutto inutili».