Caldato (Pd): «mobbizzata per un no a Manildo»

Dopo l’espulsione (ancora non formale) dal suo partito, la consigliere di Treviso dice la sua verità. A cominciare da quella volta che chiese lumi sui «mancati contributi al Pd» del sindaco

«Noi lo abbiamo già deciso. Lo ha deciso il gruppo, lo ha deciso il partito di Treviso, lo ha deciso la maggioranza nel suo complesso. Mariastella Caldato non fa parte della maggioranza e politicamente nemmeno del Partito Democratico». Sono queste le parole usate ieri da Giovanni Tonella (capogruppo del Pd nel Comune di Treviso) davanti alle telecamere di Rete Veneta durante il notiziario di ieri sera. Parole che costituiscono l’ultimo capitolo (mediatico) che riguarda i dissidi in seno alla maggioranza di centrosinistra che appoggia il sindaco Giovanni Manildo (Pd). La sentenza di Tonella, di fatto una vera e propria espulsione, é arrivata dopo una giornata di tensione con i vertici provinciali del partito, a cominciare dalla segretaria Lorena Andreetta. Invitata a sollecitare gli organi preposti a prendere provvedimenti disciplinari nei confronti della Caldato, continua a non esprimersi sulle presunte “intemperanze” della consigliera semplicemente perché, quantomeno sul piano formale, non ci sarebbero rilievi congrui da addebitarle.

È pur vero che importanti esponenti della maggioranza come lo stesso Tonella, come Said Chaibi di Sel (qui la nostra intervista) fino alla civica «Treviso Bene Comune», pur su posizioni diverse, da tempo considerano la linea politica assunta dalla Caldato troppo difforme da quella della maggioranza. In questo senso la goccia, anzi le gocce che avrebbero fatto traboccare il vaso sono: il voto non favorevole al bilancio di previsione proposto in dicembre dalla giunta e, due, un esposto alla Corte dei conti redatto da Caldato, che ha come oggetto alcune situazioni di possibile illiceità e danno erariale in merito alla gestione della società di servizi comunale Acct, definita un vero e proprio carrozzone.

La battagliera Caldato (a destra nella foto) non ha nessuna intenzione di farsi da parte e spiega a Vvox: «Come mai non si è concretizzato alcun contraddittorio formale presso gli organi di disciplina? Chi mi accusa si macchia del peggior squadrismo politico. Io sono una vera e propria mobizzata politica». La stessa Caldato (in foto a destra) entra nel merito delle accuse che le vengono indirizzate rispedendole al mittente con tanto di interessi: «Si tratta di scuse. Io non mi sono espressa positivamente sul bilancio in primis perché è avventato redigerlo con la finanziaria del governo ancora in preparazione. Secondo perché dimezzare i 500mila euro e rotti previsti per il sociale non sta né in cielo né in terra. Nemmeno la peggior Lega ha destinato cifre così basse a questa posta. Per non parlare degli spiccioli, 20 mila euro, destinati alla cultura».

Poi c’è la questione Acct. Il consigliere spiega che per oltre un mese «la giunta e gli assessori competenti sono stati sollecitati dalla sottoscritta ad affrontare il tema di un auspicabile azzeramento di quella società che produce costi, non ha dipendenti e per la quale la legge nazionale prevede lo scioglimento. Per troppi giorni io ho fatto presente la cosa senza ottenere risposta dalla giunta e dagli assessori competenti». La consigliera si toglie tutti i sassolini: «quando la precedente amministrazione di centrodestra votò per la costituzione di quella società, che nel concreto ha in pancia alcuni immobili del Comune, illustri esponenti della attuale maggioranza, allora in minoranza, si schierarono contro, esprimendo un voto identico al mio». Conclusione con interrogativo: «bisogna avere il coraggio di spiegare ai cittadini perché il Comune per riscuotere l’affitto percepito per alcuni suoi stabili debba creare una società ad hoc. Perché non li escute direttamente?».

Ma il vero motivo che starebbe alla base di quella che Caldato ritiene una vera e propria ritorsione riguarda la posizione del sindaco Manildo e del suo vice, Roberto Grigoletto. I quali, in quanto tesserati del Pd e membri della giunta, «dovrebbero versare al circolo cittadino il 10% degli emolumenti percepiti dal Comune. Il che – attacca Caldato – non mi risulta sia mai avvenuto». Il circolo cittadino avrebbe controargomentato che quel versamento non è dovuto, almeno per Manildo, perché stornato a ristoro delle spese sostenute dal primo cittadino prima che venisse eletto durante la campagna per le comunali. «Di tutto ciò nei documenti di riferimento non c’è traccia» ribatte la consigliere. Che fa una rivelazione: «Nel 2014 durante una riunione del circolo cittadino qualcuno avventatamente propose di chiedere al sindaco il versamento di quel 10% per poi ritornaglielo quale ristoro per le spese elettorali affrontate. Io però mi opposi. Il motivo? Si rischiava una denuncia penale per appropriazione indebita. I miei problemi sono cominciati proprio quando ho chiesto lumi su questa vicenda». Fra due giorni, il 28 gennaio, si riunisce il consiglio comunale. Potrebbero sentirsene delle belle.