Vicenza Calcio? BpVi-dipendente

Indifendibili i difensori di Sarri contro Mancini. Il cattivo gusto del post di Pastorelli contro il capitano biancorosso Cinelli

VI CALCIO, DIPENDENZA… DA BPVI. «La Banca Popolare di Vicenza è da sempre al fianco dello sport con cui condivide i valori di lealtà, costanza e solidarietà». Questo si legge nel sito web dell’istituto di viale Battaglione Framarin. Facile immaginare perplessità e ironie dei soci sulla asserita condivisione. Ci sono anche molte società sportive sponsorizzate dalla Popolare vicentina, a preoccuparsi per il futuro della banca. E per le loro sponsorizzazioni. Nella relazione al bilancio al 31 dicembre 2014 se ne trova l’elenco. Prima di tutto quella del Vicenza Calcio. Poi quella dell’Udinese e la Academy di Paolo Rossi. Non solo calcio: fra gli sponsored il Rugby Rovigo e il Rugby Vicenza, la Pallacanestro Reggiana e la Pallacanestro Vicenza, il Circolo Tennis Vicenza e il Tennis Club di Prato, la Associazione Ciclistica Pratese. Forte la presenza nel running: Stravicenza, Mezza Maratona di Vicenza, Maratonina Città di Udine. Meno comprensibile quella nel golf (sport tutt’altro che “popolare”): Club Colli Berici e Club di Asiago.
I soci della BpVi si chiedono se tutte queste sponsorizzazioni siano effettivamente scelte di marketing. Alcune infatti sembrano palesemente ispirate da geopolitica. Gli importi che la banca corrisponde non sono noti. Si può solo ipotizzare un ordine di grandezza: centinaia di migliaia di euro per ogni esercizio. La sponsorizzazione del Vicenza è quella più impegnativa. La Popolare è infatti lo sponsor della prima squadra e del settore giovanile. E con ogni probabilità ne è anche il principale partner bancario e finanziario. Ne deriva insomma una dipendenza della società dall’istituto. Se la Popolare decidesse di chiudere i rapporti, la perdita non sarebbe marginale per il Vicenza Calcio. Anche perchè altre “banche del territorio” non ce ne sono, ed una alternativa quindi non esiste. Le difficoltà sarebbero forse anche più gravi per società più piccole e quindi ancor più legate ai soldi che arrivano dalla Popolare. Per ora la nuova governance non ha detto cosa farà con le sponsorizzazioni, ma sarebbe strano e difficilmente giustificabile continuare ad erogare certe somme allo sport. Diversa la linea presa da Veneto Banca, che nello scorso ottobre ha rescisso il contratto che le assicurava una presenza sulle maglie della Juventus.

FUORI O DENTRO CAMPO, SEMPRE INSULTO E’. La litigata a bordo campo fra Mancini e Sarri nella partita di Coppa Italia che l’Inter ha vinto a Napoli è stata il tema della settimana. Ed anche lo spunto per dichiarazioni e commenti di ogni tipo. La posizione più discutibile e nel contempo più preoccupante è quella di chi ha difeso le espressioni omofobe dell’allenatore del Napoli, sostenendo che quello che si dice e si fa durante una partita avrebbe un valore relativo e contingente. Fuori dello stadio, tutti amici come se nulla fosse. È un ragionamento pericoloso perchè introduce una sorta di irresponsabilità non solo per quanto accade in campo, ma anche sugli spalti. I cori di una curva insultano e ingiuriano i tifosi dell’altra? Allo stadio si può, dopo si beve una birra insieme. I pestaggi fra fazioni di supporter? Macchè violenza, chi non ama i rischi guardi la partita in tv. Non è così, ovviamente. Gli insulti sono insulti dentro e fuori campo, come la violenza, come le espressioni omofobe. Giocatori, allenatori, arbitri, tutti si coprono la bocca per impedire il labiale dei primi piani televisivi. Sarebbe ora che la bocca non la aprissero proprio per evitare di dire certe cose vergognose. Lo stesso dovrebbero fare anche le “mitiche” curve, se il loro tifo si riduce a offendere la mamma o la terra degli altri.

SOCIAL PASTORELLI. Alfredo Pastorelli, presidente facente funzione del Vicenza, ha accusato Antonio Cinelli, capitano della squadra, di aver fatto una sceneggiata abbandonando in lacrime il Menti alla fine della partita con il Modena, causa cessione al Cagliari. In realtà ci ha costretti, sostiene Pastorelli, chiedendo il rinnovo del contratto a cifre impossibili. Lacrime di coccodrillo, insomma. È la prima volta che un presidente (per modo di dire) biancorosso usa un social network per una esternazione. In particolare questa è anche stata di cattivo gusto e populistica. Ovviamente ha ottenuto grande consenso nella tifoseria e nessuna rettifica dal presidente (vero) Polato.