Bandini, un grande (sconosciuto dai giovani)

Alla bella (anche se un po’ lunga) commemorazione del poeta vicentino si nota la significativa assenza di chi dovrebbe tramandare il ricordo

“Domani nelle cose. La parola vivrà”. É il pensiero all’insegna del quale è stato promosso dal Comune di Vicenza, la Biblioteca Bertoliana e l’Accademia Olimpica il convegno per tributare, a due anni dalla scomparsa, un doveroso omaggio a Fernando Bandini, luminosa figura di cittadino,  intellettuale e poeta. In questa triplice veste è stato ricordato da sei relatori convocati in rappresentanza delle tre istituzioni che hanno più di altre beneficiato della sua presenza e della sua azione.

Il convegno è per sua natura un incontro, non necessariamente riservato agli addetti ai lavori, in cui vengono trattati temi di particolare interesse. Per la dimensione civile del personaggio celebrato, è stata scelta la Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino, sede all’amministrazione comunale, capace di contenere un numero limitato di persone. Sono accorsi i vecchi amici ed estimatori, legati a Fernando da rapporti di affetto e riconoscenza, i quali hanno potuto ripercorrere le tappe fondamentali della vita e delle opere dell’illustre sodale. Con i successi letterari sono stati ricordati gli incarichi pubblici: presidente dell’Accademia Olimpica, membro della Commissione della Biennale di Venezia, responsabile delle attività culturali della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, presidente del Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna. Per diverse legislature Bandini è stato consigliere comunale, ascoltato e stimato dagli stessi avversari per la convinzione delle sue idee e il peso della sua parola, schierato come socialista dalla parte dei più deboli.

Mentre ascoltavo in sala gli interventi di Paolo Lanaro, Adriana Chemello, Emilio Franzina e le testimonianze di Cesare Galla, Maurizia Veladiano e Giorgio Sala, ho notato, guardandomi intorno, l’assenza totale dei giovani. Eppure, a loro in modo particolare dovrebbe essere rivolto l’esempio di personaggi dello spessore intellettuale e della dignità morale di Bandini. I giovani, che per l’occasione forse non erano stati invitati, hanno il diritto di essere coinvolti in eventi culturali ed educativi come questo. Dello scrittore vicentino pochi hanno sentito parlare, nessuno ha letto le sue opere. È giusto rinfrescare la memoria a chi conosce le cose, ma doveroso farle apprendere a chi le ignora. Il collegamento con la scuola, in questi casi – Bandini l’ha frequenta come insegnante in ogni ordine e grado, dalle elementari all’università –, è assolutamente necessario.

Ma per avvicinare i giovani urge cambiare sistema. Bisogna ascoltare le loro esigenze, dare un taglio diverso agli incontri, che devono essere più snelli e meno cattedratici, fissati in orari compatibili con gli impegni di studio e di lavoro. Anche gli accademici più giovani,  per gli stessi motivi, disertano le convocazioni gestite dal vecchio cerchio magico. I relatori, ognuno a modo suo, hanno trattato con ricchezza di argomentazioni gli aspetti diversi del poliedrico personaggio. Qualche lungaggine e ripetizione – e balbettante improvvisazione – hanno purtroppo costretto alcuni ad abbandonare la sala prima del tempo o ad addormentarsi sulla spalla del vicino. Peccato, perché la parte più coinvolgente del convegno è stata l’ultima con la lettura delle poesie di Bandini – significativamente recitate da Anna Zago –. Un vero regalo se si pensa che queste non sono state più ristampate.

Profondo e lucido l’intervento di Paolo Lanaro sul poeta Bandini, considerato in un’ampia prospettiva storica, analizzato nella singolarità della sua cifra stilistica. Spontanea e commossa la testimonianza di Maurizia Veladiano, che ha frequentato Bandini fino agli ultimi, dolorosi giorni. Basati su esperienze comuni, i contributi di Adriana Chemello e Giorgio Sala, intesi a ricordare la presenza del poeta nella Casa di Cultura Popolare e nell’amministrazione comunale. L’ex sindaco di Vicenza in una puntuale ricognizione ha collegato l’impegno civile di Bandini a momenti memorabili della storia cittadina, cruciali ma esaltanti, vissuti a fianco di uomini animati da un profondo senso delle istituzioni. Una lezione di stile inoltre, quella di Sala. Rimasto al suo posto fino alla fine, ha mostrato di non essere morso dalla tarantola – l’espressione è di Neri Pozza – come chi, invece, preso dalla frenesia, è presente e assente ovunque nello stesso tempo, inafferrabile musa inquietante, imprevedibile mina vagante. “Domani nelle cose. La parola vivrà”. D’accordo. Ma per non morire la parola ha bisogno di essere rivelata e tramandata.