Asse Tosi-Renzi: tosiani in fuga

Nonostante la “precarietà permanente” il sindaco di Verona non cade. L’intesa tattica c’é, e a farne le spese al momento é il Pd locale (spaccato)

A Verona il potere del sindaco Flavio Tosi é sempre più traballante. La delibera sul cosiddetto cimitero verticale che non arriva mai in aula col timore di essere bocciata. Le delibera sulla Esselunga impantanata più volte in commissione. Per ultimo, l’ammonimento del consigliere comunale di maggioranza Vittorio Di Dio all’assessore della sua stessa civica, la tosiana Anna Leso (delega alle pari opportunità), affinché non si azzardi nemmeno a proseguire sulla strada della realizzazione dell’Emporio Caritas di via XX Settembre, una scelta considerata troppo “di sinistra”, che se si concretizzasse, potrebbe portare Verona – questa l’esplicita minaccia di Di Dio – dritto dritto alle elezioni anticipate. Sono tre casi tra i più eloquenti che disvelano una giunta che è sul punto di cedere dopo aver perso ogni spinta propulsiva, e dopo che i bastioni della maggioranza ormai ridotta al lumicino, sembrano sgretolarsi mattone dopo mattone.

E tuttavia resiste. La guida della città di Giulietta e Romeo, nonostante le difficoltà della maggioranza («politicamente defunta» secondo Michele Croce, leader della civica Verona Pulita), nonostante le sberle rimediate in aula, nonostante gli scandali, é in piedi fra le rovine. In città la voce ha cominciato a passare di bocca in bocca fino a ingigantirsi proprio dalle parti di Palazzo Barbieri: la spintarella che sarebbe necessaria per gettare Tosi nel baratro non arriva perché i principali contendenti sulla piazza ancora non sanno bene come organizzarsi, non sono pronti ad una campagna elettorale. Ma la “difesa” più potente sarebbe costituita, paradossalmente ma neanche tanto, dalla principale forza d’opposizione. Anzi, per essere più precisi: dalla direzione provinciale del Pd. Si vedano le continue infilzate del segretario provinciale del partito Alessio Albertini nei confronti di Michele Bertucco, capogruppo del Pd in consiglio comunale, accusato spesso di tenere una linea politica troppo oltranzista, scarsamente supportata da proposte alternative. Il diretto interessato, in compagnia di autorevoli esponenti del suo partito (l’ex consigliere regionale Franco Bonfante e il senatore Vincenzo D’Arienzo tra i tanti), ha bollato come privi di sostanza i rilievi di Albertini.

I beninformati raccontano che in realtà c’é di più. Sarebbe in corso una trattativa sotterranea per una possibile intesa Tosi-Pd alle prossime elezioni in chiave anti-Lega. Dall’entourage del segretario regionale del Pd, Roger Demenech, filtra che Albertini sarebbe stato caldamente consigliato di istruire i suoi a non infierire sul primo cittadino veronese niente meno che da Matteo Renzi in persona. Il premier sta attraversando una fase di grave turbolenza (caso Boschi, affaire Etruria e tensioni varie con l’Ue sono su tutti i giornali): a Palazzo Madama la maggioranza renziana è appesa ad un filo, che non è stato reciso grazie all’appoggio esterno della truppa di senatori fedeli a Denis Verdini e dei due fuoriusciti dal Carroccio fedeli, giustappunto, a Tosi. E l’importanza di questi ultimi due (Emanuela Munerato, da Lendinara, e Patrizia Bisinella, da Camposampiero, la compagna di Tosi) si è dispiegata soprattutto in due circostanze: quando le Camere hanno varato la riforma costituzionale fortissimamente voluta dal governo, e quando al Senato ieri è stata bocciata (coi tosiani importanti, ma non determinanti) la sfiducia al ministro per le riforme Maria Elena Boschi, finita assieme alla sua famiglia nel gorgo delle polemiche sul caso Etruria.

A questo punto rimane da capire se questa corrispondenza di amorosi sensi tra Tosi e Renzi sia semplicemente una coincidenza di interessi più o meno temporanei (la sopravvivenza della giunta da una parte, uno scudo contro gli incerti del Senato dall’altra). O se la cosa avrà un proseguo, magari la sopravvivenza dello stesso Tosi, magari con un incarico di qualche tipo in qualche posto al sole, magari un’alleanza poliitca strategica. Certo è che il cinismo di Renzi è notorio e tale per cui molti tra i pretoriani di Tosi temono che il loro leader possa essere scaricato alla prima occasione. E per questo starebbero, un po’ alla chetichella, abbandonando la nave, pronti per risistemarsi, sempre se accettati quanto meno per i loro voti, nella nuova casa del centrodestra scaligero, formata da Lega e Forza Italia, che parte avvantaggiata quando tra un annetto si correrà per le municipali.