Sito Corsera a pagamento, carta in declino

“Rivoluzione copernicana” nella nuova versione online del primo quotidiano italiano. In controtendenza rispetto al “tutto gratis”

Forse è una mossa obbligata, per quanto drastica e rischiosa, nel tentativo di risanare i conti disastrati dell’editore del primo quotidiano italiano, da anni avvolto nella spirale di una crisi devastante. Forse è una svolta epocale, l’annuncio della fine dell’era dell’informazione comunque libera e gratuita su Internet (e quindi anche, almeno in teoria, il tentativo di mettere fuori gioco gli assemblatori di notizie alla Google News, che secondo alcune recenti indagini Usa – paradossalmente – godono di maggiore autorevolezza delle testate da cui pescano e piene mani i materiali che mettono insieme). Probabilmente un po’ l’una e un po’ l’altra: il prossimo futuro dirà in che misura e con l’accento su quale elemento. Senza dimenticare che stiamo parlando di un editore che di recente si è segnalato per fallimenti come il canale Tv della Gazzetta dello Sport, lanciato con grande convinzione e chiuso con altrettanta decisione dopo pochi mesi. Fatto sta che la “rivoluzione copernicana” del sistema informativo Corriere della Sera (nella foto il direttore responsabile, Luciano Fontana) entrata in vigore mercoledì, merita comunque grande attenzione, perché le sue implicazioni sono di grande portata e il suo effetto potrebbe davvero cambiare il panorama informativo in questo Paese.

Corriere.it è il primo sito di un quotidiano italiano a diventare a pagamento. Non si parla qui, naturalmente, della banale realizzazione del cosiddetto quotidiano digitale, pura e semplice copia conforme di quanto viene mandato in edicola, da sfogliare su tablet, Pc, o smartphone. Che infatti è offerta comune a tantissimi giornali italiani, dietro pagamento di un abbonamento. No, diventa a pagamento proprio il sito sul quale, ora dopo ora, chi naviga sul web può andare in cerca delle notizie, praticamente nel momento in cui avvengono. Da mercoledì, il sistema è strutturato in modo che nell’arco di un mese si concede la lettura gratuita di venti articoli (molto meno di uno al giorno, quindi). Superata questa soglia, se non si paga rimangono i titoli della “homepage” e delle “frontpage” delle varie sezioni. Null’altro.

Tutto questo avviene mentre altrove nel mondo il rapporto fra il business della comunicazione-informazione e la Rete sembra segnare una nuova vittoria della politica del “tutto gratis”. Whatsapp ha alzato da poco bandiera bianca, rinunciando a chiedere ai suoi utilizzatori (che sono un miliardo di persone) di pagare 89 centesimi all’anno: impresa impossibile. E intanto uno dei più antichi e autorevoli quotidiani americani, il “Philadelphia Inquirer”, per trovare la quadratura del cerchio tenta la strada – radicale – del no-profit. Ora al Corriere tentano la temibile impresa di rovesciare un trend ormai ultradecennale, quello dell’informazione gratuita nonostante sia qualitativa, attendibile, ampia e verificata. Per farlo, alzano la posta, ovvero alzano l’offerta. Ma soprattutto, saltano il fosso che separa lo stampato dal digitale. Di più, provano ad annullare la storica primazia del primo sul secondo. Ecco perché è una “rivoluzione copernicana”: il sistema solare dell’informazione cessa di essere tolemaico, di avere la Terra (il giornale di carta) al suo centro.

Il Corriere su Internet è ora organizzato come un flusso continuo nel quale il momento della stampa di un certo numero di notizie è solo un passaggio come tanti altri in un meccanismo pensato per non fermarsi mai. Dunque, gli articoli che appaiono sul cartaceo appaiono anche sul sito, in versione web arricchita di tutto il multimedia possibile. Niente più divisioni, o esclusive su un formato o sull’altro. Tutto a disposizione di chi è disposto a pagare qualcosa per avere a disposizione tutto questo materiale (con il benefit dell’accesso all’archivio storico del quotidiano). Così, il discorso può concentrarsi sulla notiziabilità, sulla valutazione, sulla valorizzazione delle notizie. Perché non è affatto detto che quello che sulla carta sta in apertura di pagina, su Corriere.it stia in apertura della corrispondente sezione. Né che quello che nell’arco di una giornata viene lungamente lavorato e proposto sul sito, il giorno dopo abbia corrispondente evidenza sul cartaceo. Come accade nei siti d’informazione che sono internet-nativi (Vvox è fra questi) l’incessante divenire della realtà si rispecchia nella dinamica del web, non meno analizzato e chiarito di quanto avviene sulla carta. Anzi, interpretato e raccontato con molta maggiore immediatezza.

Così pensano di voler fare al Corriere. Il cambiamento è radicale e la sfida è ardua, anche perché si parla di un mare nel quale navigano altre corazzate informative, che per ora non sembrano molto interessate ad abbracciare questa filosofia. Funzionerà? Non è detto, i rischi sono moltissimi. In pochi mesi, nel giro di un anno lo sapremo. Se funzionasse, sarebbe un punto di non ritorno con cui dovrebbero confrontarsi tutti quelli che fanno informazione seria in Rete.