Erbicidi e cancro: quo vadis, glifosato?

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare smentisce l’Oms sulla cancerogenicità dell’erbicida più utilizzato al mondo. Se ne discute anche in Veneto

Agricoltura e cancro. Come in uno di quei film in cui alla fine chiedi al tuo vicino di poltrona “ma tu hai capito com’è finita?”, il protagonista di questa storia che ha fatto clamore nel 2015 è il glifosato, l’erbicida più utilizzato in Italia e nel mondo. Solo nel Veneto i dati ULSS 2012 stimano un consumo annuo di circa 83 litri pro capite. Ma qual è la ragione del contendere? Il rinnovo dell’approvazione da parte dell’Unione Europea circa la possibilità di utilizzo del composto chimico. Ebbene, il glifosato è entrato in commercio negli anni ’70, sviluppato dalla multinazionale Monsanto che, dopo aver lanciato il prodotto sul mercato, ha anche ideato una serie di sementi resistenti allo stesso erbicida. Questo perché il glifosato appartiene agli erbicidi non selettivi, ovvero quelli che uccidono tutte le piante, indiscriminatamente.

La sua bassa tossicità e la scarsa capacità di penetrazione nel suolo (solo 20 cm), l’hanno eretto da circa 40 anni il prodotto chimico d’elezione in agricoltura. Se poi esistono anche piante resistenti al pesticida, tali da consentirne l’utilizzo su larga scala, si può dire che Monsanto abbia fatto bingo! Dal 2001, lo scadere del brevetto ha fatto sì che l’erbicida diventasse di libera produzione, cosa che ne ha consolidato lo strapotere. Molto utilizzato anche in ambito urbanistico per diserbare strade e ferrovie o in ambito hobbistico, con formulazioni ad hoc per la casa.

Nell’intreccio della vicenda, l’Unione Europea, era stata chiamata a pronunciarsi entro il 31 dicembre 2015 sulla liceità di utilizzo del glifosfato. E, come in tutti i migliori film, entrano in scena anche il buono e il cattivo. Sono molti i personaggi, in questa storia. Nella primavera del 2015 l’International Agency for Research on Cancer (IARC), parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dichiara il glifosfato un probabile cancerogeno. A novembre, forte e chiara la reazione dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) – incaricata dalla stessa Commissione Europea ad esporre un rapporto sul composto chimico sulla base di studi già pubblicati – che, opponendosi alla posizione della IARC, spinge l’Unione all’approvazione del prodotto, in mancanza di prove di evidenza sulla cancerogenicità dell’erbicida. Ribattono 96 scienziati dello IARC con una lettera al Commissario Europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, avvertendolo dello scarso rigore scientifico delle ricerche EFSA. A chi credere?

Da una parte l’Organizzazione Mondialità della Sanità, dall’altra l’Europa. In gioco, la salute dei cittadini. Se è vero che numerosi studi hanno confermato che non esistono evidenze circa potenziali rischi cancerogeni per il glifosato, è anche vero che a fare da sfondo a tutta questa storia sembra esservi un fattore in grado di spostare, e di molto, l’ago della bilancia. A questo proposito, mentre i commissari dello IARC hanno saputo dimostrare di non essere in conflitto d’interessi, per l’EFSA tale certezza non si è palesata in modo unanime. Alcuni commissari dell’agenzia europea, infatti, erano stati impiegati anche per autorità nazionali, uno degli esperti ha una proprietà del 5% in una società di consulenza della valutazione del rischio e per cinque dei funzionari non è pervenuta alcuna dichiarazione di interessi.

E mentre gli attivisti invocano il principio di precauzione, anche in Veneto, in Consiglio Regionale, si parla di glifosato. L’interrogazione è stata presentata da una serie di consiglieri Pd nei confronti dell’assessore Luca Coletto circa le misure che la Regione sta adottando in materia di prevenzione dell’ambiente e della popolazione. La risposta, datata ottobre 2015, è giunta poco prima che EFSA prendesse posizione. Con la dichiarazione dell’EFSA, di fatto, si spiana la strada al rinnovo dell’autorizzazione all’utilizzo di glifosato, la Commissione Europea entro giugno 2016 dovrà esprimersi. Nel frattempo, il glifosato resta in commercio e i titoli di coda scorrono alla fine del nostro film. Ancora da chiarire chi fossero i buoni, e chi i cattivi.