Nutrire il Pianeta avvicinando il campo alla tavola

L’attuale sistema alimentare crea la povertà proprio mentre favorisce l’abbondanza del cibo, allevia la fame e le malattie tramite i suoi meccanismi di produzione e distribuzione. Ciononostante rimane un sistema intrinsecamente debole perché dipende dalle tre riserve più critiche del pianeta: carbone fossile, acqua e fertilità del suolo.

Gli abitanti del nostro pianeta vivono dal dopoguerra in poi una distorsione crescente degli aspetti economici tali da influenzare negativamente tutte le forme di vita del globo. Nessun aspetto ne rimane fuori: antropologico, sanitario, geopolitico, sociale e via dicendo. La prova determinante della grave distorsione con caduta etica è sotto i nostri occhi: cresce il numero di abitanti sulla terra, cresce il numero di morti per fame, crescono i malati per metabolismo da disalimentazione, cresce il numero degli obesi in tutti i paesi ricchi e poveri, cresce il consumo di farmaci, cresce la produzione alimentare della terra, cresce l’inquinamento del pianeta, cresce il debito delle nazioni del Terzo e Quarto mondo, cresce la concentrazione dei capitali.

E’ facile immaginare che ci sia un regista per un siffatto scenario così ben concertato. Avere allungato progressivamente le filiere produttive agroalimentari ha determinato l’allontanamento dei due soggetti del mercato (produttore e consumatore), consegnando il totale governo delle strategie economiche ai soggetti intermedi della distribuzione. Le lobby dell’agrobusiness hanno concentrato un pesante potere economico-politico e con logiche espansionistiche anche in settori apparentemente distanti dai loro campi d’azione. Dunque è facile comprendere perché appena venti aziende controllano il commercio mondiale del caffè, sei il commercio del 70% del frumento, una solamente il commercio planetario del thè. Le prime dieci aziende che dominano il mercato delle sementi controllano altresì il 55% del mercato dei farmaci veterinari (20 miliardi di dollari), l’84% del mercato dei pesticidi (30 miliardi di dollari). Le lobby dell’agrobusiness agiscono con un controllo totale su tutta la catena: produzione, distribuzione, marketing, finanziamento, mobilitazione degli interessi nazionali, riscrittura dei bisogni del Terzo mondo.

La cultura del cibo è materia precipua dell’Accademia Italiana della cucina e di Slow Food, e vi rientra la filiera corta che rappresenta la garanzia di disporre di un cibo vocato del territorio, della conservazione di un’esperienza cucinaria umana delle biodiversità, del rispetto della coltura e cultura della stagionalità. Tutte cose che se da un lato fanno cultura della cucina e della tavola, dall’altro esigono il coinvolgimento degli agricoltori locali e la non delocalizzazione delle abitudini alimentari dei luoghi.  http://www.terramadre.info/rete-terra-madre/

Tags: