Sanità veneta, Bartelle (M5S): «favoriti i privati»

«Privatizzazione dei costi e aumento del deficit pubblico con cittadini costretti a pagare rette e ticket per prestazioni disgustosamente alte». Così la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Patrizia Bartelle sintetizza il suo intervento nel dibattito dedicato dal Consiglio regionale alla Sanità. L’esponente pentastellata ha detto che «una situazione che va addebitata a chi in questi ultimi dieci anni ha gestito direttamente l’assessorato. Flavio Tosi, dunque, seguito a ruota da Francesca Martini, Sandro Sandri e da ultimo Luca Coletto: in una parola il gruppo leghista, anche se il primo è sceso frattempo dal Carroccio. Sotto la guida di Tosi – argomenta la Bartelle – fu messo in campo un meccanismo di incremento finanziario che prevedeva un compenso percentuale sul budget di cliniche private giustificato per gran parte con la necessità di compensare l’inflazione che ha portato alle strutture convenzionate del Veneto non meno di 200 milioni. Ora, alla luce della diminuzione del numero dei ricoveri, non posso che chiedermi e chiedere: in cambio di cosa?». Anche nel settore dei centri medici privati convenzionati non sono mancati interventi di grande peso, «positivo per i bilanci dei privati ma fortemente negativo per le casse della Regione che ha visto, grazie all’assessore Sandri, applicare il sistema dell’incremento finanziario anche ai centri medici privati».

«Zaia dice di aver recuperato 66 milioni di euro – prosegue la Bartelle – che a quanto si apprende torneranno al legittimo proprietario: ebbene, se una cosa tornerà al suo legittimo proprietario, ammesso che quei soldi siamo stati effettivamente recuperati, non significa forse che vi sono state illegalità nel trasferimento di quelle somme con le quali, tra le tante altre cose, si potevano ad esempio pagare gli stipendi di almeno altri 1500 nuovi operatori della sanità pubblica? Zaia ha guidato la precedente maggioranza alla formazione di schede ospedaliere che potrebbero risultare fatali a tanti ospedali pubblici. In Polesine ciò si è tradotto in meno 39 posti letto per acuti nell’ospedale di Adria, meno 80 a Rovigo e meno 65 a Trecenta: uno scempio che non può trovare alcuna giustificazione anche perché noi abbiamo il dovere di difendere la sanità pubblica non di perorare la causa e gli interessi di quella privata. In Polesine – continua la consigliera – le due aziende sanitarie, 18 e 19, hanno sommato 401 milioni di euro di deficit lungo un decennio a gestione leghista, e questo mentre nel frattempo cliniche e centri medici privati, conseguivamo utile per oltre 50 milioni di euro. Ribadiamo – conclude l’esponente 5 Stelle –  la nostra contrarietà alla cosiddetta Azienda 0 che dovrebbe accentrare le risorse della sanità veneta pubblica pur a fronte di una riduzione del numero di aziende sul territorio».

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