Socio storico BpVi: «azioni invendibili, perché?»

Lettera di un azionista che chiede al presidente Dolcetta il motivo della disparità di trattamento con altri che sono riusciti a vendere dopo di lui

Gentile Direttore,
sono proprietario di un discreto pacchetto di azioni della Banca Popolare di Vicenza che mai in passato ho voluto vendere nonostante i pressanti consigli giuntimi da più parti negli ultimi anni; non l’ho fatto per due motivi: l’attaccamento alla Banca (sono correntista da più di mezzo secolo ininterrottamente) e la convinzione che mai l’azione sarebbe potuta scendere ai valori attuali.
Nell’estate del 2014 per una urgente necessità familiare ho dato mandato di vendere 1000 azioni senza avere riscontro alcuno. Sapendo che altri soci sono stati soddisfatti nelle loro richieste di vendita in tempi successivi ai miei, desidererei sapere da qualcuno della Banca (organi di controllo interni o anche esterni) o dal Presidente stesso il motivo di questa diversità di trattamento.
Giuliano Martin
Brendola (Vicenza)

 

Gentile dott. Martin,
la Sua è la domanda che si pongono tanti altri azionisti della Popolare di Vicenza, a cominciare da quelli “storici” come Lei. Su questo punto, finora, né l’attuale presidente Stefano Dolcetta, né tanto meno il suo predecessore, Gianni Zonin, hanno dato risposte convincenti. Le banca non ama le domande impertinenti dei giornalisti. Dovrebbe tuttavia avere maggiore considerazione di quelle dei suoi proprietari. a.m.