Il paese delle donne cucite

Cade oggi la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili. Una serie di pratiche orribili che si stima riguardino 3 milioni di donne ogni anno

Il 6 febbraio ė la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, una serie di pratiche barbare che nel mondo ha già fatto oltre 100 milioni di vittime, e ogni anno mette a rischio circa 3 milioni di donne (stime Organizzazione Mondiale della Sanità). Queste mutilazioni comprendono la circoncisione del clitoride (rimozione della parte superiore), l’ecissione (l’asportazione completa del clitoride e taglio parziale o totale delle piccole labbra), l’infibulazione (l’asportazione del clitoride, delle piccole labbra e parte delle grandi con  cauterizzazione e cucitura totale della vulva ad eccezione di due piccoli fori per urina e flusso mestruale). Sono pratiche orribili. Molto dolorose. E irreversibili.

Le motivazioni sono di tipo culturale, non riguardano una singola religione, ma tradizioni tramandate oltre ogni buonsenso. Sono fenomeni che avvengono soprattutto in Africa (28 paesi) ma che si sono anche estesi al Medio Oriente e all’Asia. Molte organizzazioni internazionali (Onu, Unicef, Amnesty International, Aidos, tra le altre) si battono da anni per contrastare queste pratiche e per aiutare le donne che già ne sono state vittima. Sembrano cose molto lontane da noi, in realtà anche nel nostro paese si stima che, con i flussi migratori, vivano 20-30 mila donne infibulate.

Questo tipo di interventi comporta un danno permanente e un rischio per la salute della donna che la può rendere soggetta ad infezioni, che rende difficile e doloroso avere rapporti (dopo il matrimonio da tradizione le donne vengono defibulate) e può mettere a rischio di vita la madre e il bambino in caso di gravidanza (complicazioni legate al parto). Ma l’aspetto più tragico di questa realtà, è quello di natura culturale e psicologica,  perché l’infibulazione rappresenta una violenza radicata nella tradizione, talmente radicata che sono le donne stesse a volerla portare avanti.

Numerose sono le testimonianze di ragazze che raccontano di come si sentissero “diverse”, insultate, derise fino ad essere escluse nella loro società, per aver rifiutato l’infibulazione. Per chi nasce in quei contesti culturali, in cui le donne ad aver subito mutilazioni arrivano ad essere il 98% della popolazione, andare contro a queste che per noi sono torture viene visto come una fase di passaggio all’età adulta, un atto che le rende pure, rispettabili e pronte al matrimonio. Come se il piacere femminile (perchè è proprio questo a venir negato) fosse un valore negativo, il corpo femminile uno strumento al servizio dell’uomo per riprodursi. Per questo abbiamo il dovere umano e civile di ricordarci l’importanza del nostro corpo e del nostro piacere, e tenere alta l’attenzione su tutti i fenomeni che ancora oggi, in Italia e nel mondo, cercano di usare la sessualità come strumento di repressione della donna.

Noi de La Valigia Rossa lavoriamo anche per questo e in occasione di questa giornata abbiamo scelto di leggere in riunione e condividere con le nostre clienti una poesia di Rita Stanzione, “Il paese delle donne cucite”. Dice l’autrice: «la pratica dell’infibulazione è praticata ancora in molte società dell’africa, della penisola araba e del sud-est asiatico, anche dove è vietata dalla legge, come sistema utile a mantenere “intatta la purezza della donna”. La Somalia, dove la pratica è subita da un’altissima percentuale di donne, è stata definita dall’antropologo De Villeneuve “le pays des femmes cousues”. Da tale dicitura ho dato il titolo alla mia poesia”. Condividetela, leggetela, divulgatela, la trovate postata anche sulla nostra pagina facebook: La Valigia Rossa.

 

Per contattare Anna consulente per La Valigia Rossa andare sulla pagina Facebook: Anna Rossi (La Valigia Rossa Treviso)

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