Giovani, veneti, socialisti. E web-rivoluzionari

Da un giovane della campagna veneziana ha origine una pagina Fb molto seguita. Irriverente e fieramente controcorrente

Giovani inventivi e controcorrente nel campo della cultura, e in particolare nella cultura politica, non è che ce ne siano molti in giro. Di veneti, poi, ancora meno. Perciò quando se ne scova uno, bisogna dargli voce: necesse est. Alessandro Catto è un tipetto impertinente, di letture impegnate e dalla lingua tagliente e spregiudicata, titolare di un blog sul Giornale (quotidiano berlusconiano e di destra, ma dell’antica tradizione liberale conserva l’apertura agli irregolari, purché in chiave anti-sinistra), che con altri si è inventato una pagina Facebook di satira e critica politica, “La Via culturale al Socialismo”, con un seguito di tutto rispetto (14 mila like) e ora ha in mente un progettino più ambizioso e decisamente originale.

Ma prima le presentazioni: «ho 24 anni e sono laureato in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Abito a Pramaggiore in provincia di Venezia. Sono partito costruendo “La Via culturale al Socialismo” per prendere un po’ per il culo il mondo della sinistra radical-chic e liberaldemocratica, quella da “apericene”, “diritti civili” e altre amenità. Cercavo di smontare un po’ questi falsi miti della superiorità culturale di sinistra e del pensiero unico, e devo dire che il successo è stato ottimo». Il bisogno di dare in testa al politicamente corretto di sinistra che impera nella cultura é il punto di partenza, diciamo la molla psicologica prima che ideologica: «La mia idea parte dal voler rompere con le solite idee trite e ritrite. Non si può parlare di immigrazione chiedendo delle regole chiare pena il venir etichettati come razzisti, non si può parlare di storia in maniera libera e senza compiacere questo o quel baronato universitario di sinistra senza essere esclusi, se si prova a ragionare per priorità un po’ più impellenti delle urgenze della “generazione Erasmus” si viene etichettati come fascisti, insomma è ora di abbattere questo muro di ideologia dominante».

Prima, però, c’è bisogno di un giornale. Un giornale web, naturalmente: «Ne ho in mente uno capace di ospitare qualsiasi argomento scomodo o insufficientemente trattato dal resto delle testate, qualcosa che riparta da priorità molto semplici, dal sentire popolare, dal riallacciare i rapporti con ciò che sta al di fuori di questa Europa insipida». Vasto programma, avrebbe detto qualcuno. Ma é proprio il mezzo, Internet, che induce all’ottimismo questo giovane che, essendo tale, guai se non fosse gramscianamente ottimista nell’azione: «E’ uno strumento utilissimo, con buona pace di chi pensa che per fare cultura serva andare in qualche scantinato a reperire l’enciclopedia del 1600 citando pure sua zia nelle note a pié di pagina. Senza il web ci ritroveremmo con sei-sette giornali a ripetere le solite cose ogni giorno per compiacere i soliti gruppi e le solite lobby».

A vent’anni, sognare un mondo diverso dovrebbe essere un dovere. Giocare alle idee seriamente (e il gioco è la cosa tremendamente seria) per cambiare il mondo è esattamente quanto ci si aspetta da un giovane. Alessandro non pare scherzare quando si rifà a idee che nuove sono soltanto per i suoi coetanei digiuni di storia e di pensiero politico: «il riferimento è quello della scuola socialista, ma adeguata al ventunesimo secolo e praticata in chiave nazionale, riproporre oggi un internazionalismo senza mediazione non avrebbe senso, penso al contrario che serva recuperare il valore dei confini, delle distinzioni e del diritto di ognuno a crescere e vivere a casa propria senza doversene andare a tremila chilometri di distanza per avere un tozzo di pane. Conseguentemente non mi piace chi propone l’opposto, dalla fuffa politically correct sessantottarda, tutta democrazia all’americana e melting pot, fino ai liberisti alla Thatcher (con le femministe d’alto borgo al seguito) e gli anarco-liberali, che rappresentano l’esatto opposto dell’idea di Stato che deve essere forte, capace di tutelare i più deboli e al contempo gli interessi della collettività». Qualcuno potrebbe etichettare questo “socialismo contro la sinistra” come rossobruno. Catto non fa una piega, e dà una risposta dal sapore vagamente machiavellico: «leggere il presente con delle ideologie passate e non revisionate significa ancorarsi a qualcosa di sterile e che non interessa a nessuno. Penso che si possano prendere le ali più utili di ogni fazione, comprese le esperienze storiche che più ci piacciono e che, adeguate, possono tornarci utili»

Quanti giovinastri si arruolerebbero, con questo programma così poco easy e così poco cool, di gusto così neo-sovietico? «Il problema è che sono cresciuti in una società in cui la capacità di omologare il pensiero è talmente forte che si creano pure dei falsi modelli di ribellione, totalmente organici. Oggi per un ventenne universitario il massimo dell’essere rivoluzionari pare stare nel lottare per l’”accoglienza”, per i “diritti civili”, per i matrimoni omosessuali, libere circolazioni e altre cazzate del genere, che rispecchiano invece tutto il sistema di valori che la società moderna predica e che il l’economia di mercato desidera. Voglio dire, se il modello giovanile di riferimento devono essere le Femen, Barack Obama e il consumismo liberal, non mi stupisco che l’Europa sia un continente sterile sotto ogni punto di vista e si sia ridotta ad essere la colonia di altri».

Il pessimismo della ragione ci fa dubitare, ma gli facciamo in bocca al lupo. Sempre meglio tentare e pentirsi, che non tentare e pentirsi, diceva sempre Machiavelli riprendendo Boccaccio. Internet gli consente di superare i limiti asfittici dell’ambiente culturale del Veneto, e questo è essenziale. A proposito: e di questa terra consacrata agli schei, che ne pensa il socialistissimo giovane agitatore del Veneto? «Una regione di gente semplice, di lavoratori, persone che badano al sodo e non alla fuffa di cui si parlava, infatti per fortuna è una regione con dei valori positivi, certo anche questi inquinati da una corsa all’oro che rischia di trasformarsi in una corsa verso un precipizio. Ma amo la nostra cultura contadina, il nostro essere perennemente additati come i “cattivi” d’Italia, quelli razzisti, quelli chiusi, refrattari, distaccati dal mondo che progredisce. Zaia è un uomo che il centrodestra deve apprezzare e valorizzare, specie nel panorama desolante in cui Forza Italia, Fd’I e Lega si trovano anche oggi. Per quel che riguarda la sinistra, ritengo che sia una delle peggiori in Italia, quella veneta. Raccoglie le simpatie da centro cittadino, figli di benestanti che si credono rivoluzionari a indossare una maglietta di Che Guevara e tacciando di fascismo pure chi si condisce l’insalata a tavola. Se l’alternativa è questa, auguro cent’anni di governo alla Lega, che almeno qui raccoglie le simpatie di gente semplice e desiderosa di praticità». Sottofondo di requiem per le categorie di destra e sinistra…