BpVi, i soci in coro: rivalersi su Zonin & C

Incontro dell’ad Iorio con gli azionisti al teatro di Vicenza. Che alle critiche risponde sibillino

«Senza un serio aumento di capitale un rilancio della nostra banca non è pensabile». È questo il passaggio chiave del lungo discorso tenuto dall’amministratore delegato di BpVi, Francesco Iorio, all’incontro coi soci dell’istituto di via Framarin, al teatro comunale di Vicenza dalle 18 di questa sera in poi. Una tappa del “road show” dal basso in vista dell’assemblea degli azionisti del 5 marzo prossimo. Data che dovrebbe sancire la trasformazione della popolare in società per azioni e lanciarla sul mercato borsistico chiedendo agli investitori 1 miliardo e 500 milioni di capitale fresco.

Iorio è stato preceduto da un breve saluto del presidente Stefano Dolcetta, ma l’onere di spiegare il punto della situazione è toccato interamente a lui: «La Bce parla chiaro: serve un aumento di capitale di 1,5 miliardi. Coinvolgere i fondi di investimento» sul mercato conferirà «trasparenza e spessore al suo titolo. E dove potremmo trovare questi capitali se non in Borsa?». Ha più volte sottolineato che BpVi è «distantissima con quanto accaduto con le quattro banche dell’Italia centrale andate in disgrazia». E ha rassicurato: «La Popolare di Vicenza non è a rischio bail-in» (cioé, in caso di crack, dover prendere i soldi dagli obbligazionisti, nonché dai correntisti sopra i 100 mila euro).

Ma l’aspetto su cui l’amministratore delegato ha battuto di più è quello della fiducia. Ha ribadito il concetto secondo cui anche dopo la trasformazione in spa, anche dopo lo sbarco in Borsa, «senza fiducia da parte dei correntisti, dei clienti e dei dipendenti si va poco lontano». Ha ribadito il taglio netto che gli attuali vertici della banca hanno deciso rispetto alle «pratiche del passato». Fra queste ovviamente c’è quella del finanziamento dirottato verso chi «ha acquistato azioni» della stessa BpVi in cambio di credito.

Durante il suo intervento Iorio è stato interrotto più volte. Dalla sala si è levata la voce di chi chiedeva conto della espansione del gruppo in Sicilia durante l’era dell’ex presidente Gianni Zonin. Un chiarimento che Iorio ha fornito solo in parte, affermando un po’ sibillinamente che in terra sicula «ci sono più depositi che impieghi». Sempre dalla sala, gremita di soci, mentre Iorio parlava è stata più volte invocata un’azione di responsabilità nei confronti del vecchio consiglio di amministrazione (in gran parte ancora in sella).

La parola è così passata ai soci presenti. «Il vecchio cda ha rubato cifre con molti zeri» ha tuonato Annarita Toniollo, di Chiuppano, nel Vicentino. Faustino Tosi di Bovolone (Verona) ha invece puntato l’indice sul gotha della finanza italiana ed europea accusandolo di puntare ad un disegno che per il Belpaese «prevede la sopravvivenza di pochi istituti bancari». Luciana Dalla Pozza si è lamentata di come la banca «non stia mettendo a disposizione dei soci la documentazione» relativa agli acquisti.

Decisamente più diretto è stato il signor Franco Cusinato: «Ci siamo rotti le balle. Alla prossima assemblea si deve votare no alla trasformazione in spa». E ancora: «L’attuale cda è di fatto in continuità con il precedente. Per cui se si invoca la trasparenza l’attuale cda ci mostri le carte secretate e ci penseremo noi a promuovere l’azione di responsabilità». Valerio Mategazza ha richiamato il passato: «Io da trent’anni investo i miei risparmi. E per questo noi piccoli dobbiamo essere considerati appunto risparmiatori e non investitori». Poi l’affondo: «Vendere azioni ad un valore superiore al loro valore è stata una truffa».

L’avvocato Tonino De Silvestri, nome noto a Vicenza che ha parlato sia come socio sia come consulente legale di un gruppo di soci, ha invece spiegato che se non ci saranno «incentivi precisi chi si ritiene colpito nei propri diritti, non rinuncereremo alle azioni legali del caso». Su questo Iorio ha fatto una parziale apertura, e rispondendo anche sul pressante invito all’azione di responsabilità verso gli ex (o ancora attuali) amministratori, ha detto che «si sta attentamente valutando il da farsi». Aggiungendo, sempre sibillino: «Certe cose si dicono e si fanno, altre si dicono e non si fanno».

E mentre l’atmosfera via via si arroventava, è intervenuto Maurizio Dalla Grana, l’industriale di Lonigo che da anni denuncia le condotte tenute dalla banca durante l’era Zonin, il quale ha chiesto categoricamente «le dimissioni di quegli esponenti dell’attuale cda» che provengono dalla precedente gestione, mentre dalla platea molti si lamentavano del fatto che i vertici della banca non mettano a disposizione dei soci «che ne fanno richiesta a norma di legge» il libro dei soci. A mo’ di chiosa finale è arrivato il duro monito dell’avvocato Renato Bertelle: «I vertici della banca sappiano che in futuro qualcuno potrebbe chiedere loro conto delle opacità e delle perplessità e delle incongruenze da noi pubblicamente denunciate».