BpVi, Iorio: «disaffezione di soci e clienti»

Banca Popolare di Vicenza è una banca «più piccola, che vale meno», perché c’è stata una disaffezione da parte di soci e clienti che ha portato ad una «riduzione del volume di affari e mole di lavoro». Così ieri l’ad dell’istituto di credito berico, Francesco Iorio, ha ammesso davanti all’assemblea con 1100 soci cali dei volumi superiori alle previsioni. Tuttavia Iorio è ancora ottimista: BpVi è «l’ottava banca italiana, ha valore e futuro e può riservare soddisfazioni», dice sul Corriere del Veneto. Nel corso dell’incontro di ieri (il secondo di quattro prima dell’assemblea sulla spa), l’ad ha anticipato i contenuti del bilancio che il cda approverà oggi confermando le dismissioni delle partecipazioni (tutte tranne Cattolica Assicurazioni) e difendendo le ragioni dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro e la quotazione in Borsa. L’ad ha poi annunciato che il 16 febbraio verrà fissato il valore di recesso, cifra che comunque sarà in linea «con il percorso seguito da Veneto Banca».

«Avevamo sottostimato la disaffezione di soci e clienti. E allora, quello che troverete nel bilancio sarà semplicemente una banca: facciamo le cose semplici, non voglio più essere distratto da private equity, cessione del quinto dello stipendio, banche di farmacie e aeroporti. Voglio fare raccolta», ha aggiunto Iorio ricordando gli obiettivi di utile di 200 milioni nel 2018 e 300 nel 2020. E sull’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi vertici conclude: «non voglio fare il populista: dobbiamo aver pazienza per far valutare gli eventi, non mi permetterei di accusare nessuno senza avere l’evidenza. Ci sono cose che si fanno e non si dicono: valuteremo nei prossimi mesi».