Calciomercato, a gennaio lo spot s’impenna

Chiudere i trasferimenti nel primo mese dell’anno é un non senso. Ciclismo: doping a go go

Calciomercato per le tv? I trasferimenti dei calciatori professionisti in Italia sono possibili in due sessioni: quella estiva (dal 1º luglio al 31 agosto) e quella invernale (dal 4 gennaio al 1º febbraio). E’ così dal 1995. Prima, oltre alla normale sessione estiva, c’era solo una sessione autunnale, dal 1º al 31 ottobre. La Uefa ha voluto la modifica delle date per uniformarle in tutto il continente. Dopo vent’anni di calciomercato articolato in queste due finestre, ci si comincia a chiedere se corrisponda alle necessità tecniche dei club ed alle aspettative del pubblico. I dubbi sono più centrati sulla sessione invernale, che è collocata a cavallo fra la fine del girone di andata e l’inizio di quello di ritorno. Ma anche la finestra estiva sembra inadeguata, più precisamente troppo lunga e con chiusura a campionato già cominciato.
Entrambe le critiche sono fondate. La data di inizio della prima fase (1° luglio) ha un valore solo formale. Molti accordi fra società e giocatori sono in realtà conclusi molto prima, talvolta addirittura in corso di campionato. Solo la ufficialità è rinviata al primo giorno della nuova stagione. La sessione estiva si conclude due mesi dopo con il risultato che, al raduno della squadra (di solito a metà luglio), l’allenatore ha a disposizione solo una parte dei giocatori con cui lavorerà in ritiro. Ormai è usuale che gli acquisti successivi raggiungano a sgoccioli la squadra e che la formazione sia al completo addirittura anche dopo un paio di turni di calendario. Tecnicamente sembra una eresia, gli allenatori infatti hanno sempre magnificato la importanza del precampionato. I tifosi poi sono chiamati a sottoscrivere abbonamenti senza sapere su quali giocatori la squadra del cuore potrà contare. E possono arrivare delle brutte sorprese, come quando il Vicenza ha ceduto all’ultimo giorno di mercato il capocannoniere Cocco (nella foto, da vicenzacalcio.com) con tanti saluti agli abbonati.
Ancora meno significato hanno le date di svolgimento del mercato invernale. Dopo tre mesi di lavoro e di partite, le società sanno benissimo quali sono stati gli acquisti sbagliati o se qualche giocatore vuole cambiare aria. L’allenatore poi ha già focalizzato le lacune nei ruoli. Perchè dunque tirarla in lungo fino alla sosta di metà campionato per rimediare? Quanto meno, con le squadre al completo, ci sarebbe più spettacolo e gli allenatori avrebbero meno possibilità di giustificarsi con i soliti “mi manca un…”.
In realtà a gennaio i club hanno già scelto da un pezzo i calciatori da cedere e quelli da acquistare, sanno già se potranno pagare o dovranno ricorrere ai prestiti o agli scambi. I direttori sportivi e i procuratori servono a questo, no? Chiudere i trasferimenti a fine gennaio (o a marzo per i giocatori svincolati), e cioè a tre-quattro mesi dal finale di stagione, è un non-senso. Per alcune squadre il campionato comincia a febbraio e si concentra in meno di venti partite. Alla faccia della pianificazione, dello spettacolo, dei tifosi. A pensar male, si può dare una sola spiegazione al calciomercato di gennaio. In questo mese, che segue il periodo natalizio, le televisioni hanno meno pubblicità e proprio il calciomercato è un ottimo sistema per aumentare l’audience e vendere più spot.

Doping tecnologico. Ai Mondiali di Ciclocross di Zolder, in Belgio, i giudici della Uci hanno scoperto che Femke van den Driessche, diciannovenne belga in corsa nella prova Under 23, aveva utilizzato una bicicletta truccata con un motorino elettrico. E’ la prima volta che questa forma di illecito sportivo è provata. In passato si erano verificati almeno due casi di comportamenti anomali di professionisti in corsa. Nel 2010 se ne parlò alla Parigi-Roubaix a proposito dello svizzero Fabian Cancellara, nel 2014 fu il canadese Ryder Hesjedal a far nascere sospetti alla Vuelta. La Uci ha cominciato già cinque anni fa a controllare le biciclette con radiografie, scanner, ispezioni. Ma evidentemente lo sviluppo tecnologico ha trovato i sistemi per eludere i controlli. Miniaturizzazione di motori e batterie, attivazione tramite i cardiofrequenzimetri, adeguamento delle potenze sono sicuramente serviti a mimetizzare il trucco. Trucco che, come qualsiasi altra forma di doping, è ignobile e vergognoso. Il ciclismo è lo sport più colpito dal doping, a cui i corridori sono indotti a ricorrere anche da un calendario demenziale e da corse estenuanti. Ma tutti gli sport sono inquinati, anche quelli di cui meno si potrebbe sospettare. Il doping è un grande business, sia per chi lo produce che per chi lo usa. Nel ciclismo si dopano perfino i giovani ed i cicloamatori.