Iuav Venezia, la rabbia dei prof esclusi

Il prestigioso ateneo veneziano patisce un calo di iscritti: la didattica nel mirino. Con un ricorso che fa discutere

«In campo internazionale siamo un ateneo molto considerato (…) che ha subìto negli ultimi anni un appannamento di immagine, dovuto forse anche all’incapacità di comunicare all’esterno le molte cose e di pregio, che si fanno (…) È da qui che dobbiamo ripartire». Sono queste le parole che Alberto Ferlenga il 12 giugno dello scorso anno affida alle colonne de La Nuova Venezia, poco dopo essere stato incoronato nuovo rettore dello Iuav, l’università veneziana di architettura, desing e pianificazione territoriale. Passano pochi mesi e arriva uno scenario non molto lusinghiero. Gli studenti presenti nell’anno accademico 2014-2015 «erano 5.270, mentre quelli iscritti all’anno accademico 2015-2016, iniziato da pochi mesi, sono scesi a 4.431 (comprensivi di quelli del vecchio ordinamento, master e tirocinio formativo attivo). Circa ottocento studenti in meno in un solo anno, con un calo di quasi il 16 per cento che preoccupa e che è stato anche all’attenzione di un recente Senato Accademico ora guidato dal professor Maurizio Ferlenga, dedicato anche ai problemi del bilancio». Ferlenga si difende, parla di diminuzione degli iscritti non significativo anche perché la partita delle iscrizioni terminerà a maggio, e aggiunge che che nella crisi del comparto edilizio sono aumentate le perplessità di chi vorrebbe iscriversi ad architettura e non lo fa.

Ma sono solo queste le cause del flop? Ci sono state per caso negli anni defaillances dovute alla didattica, che poi è il core business di qualsiasi università? Questo è il dubbio girato a mezza bocca in ambienti accademici. Ma i malumori non finiscono qui. Un anno fa lo Iuav, e per la precisione il Dipartimento di costruzione conservazione, appronta un bando «per il conferimento di supplenze e per il conferimento di contratti di diritto privato per l’insegnamento» in riferimento all’anno accademico 2015-2016. La selezione viene vinta da Carlo Della Mura, Elena Giacomello, Matteo Guardini e Antonio Musacchio. Tre concorrenti si oppongono e chiedono che la procedura sia rivista. In gergo amministrativo si chiama «istanza di riesame in autotutela» ed è in questo senso che si muovono Katia Gasparini, Alessandro Premiér e Claudia Tessarolo. Gli addebiti mossi alla commissione di selezione sono precisi: le operazioni che hanno portato alla definizione dei vincitori si sono concluse oltre i termini stabiliti dal bando medesimo, e inoltre «la tabella di valutazione dei titoli risulta parzialmente illegibile». Risulterebbero poi «ambiguità sulla documentazione curricolare. E ancora le istanze presentate a metà settembre parlano poi di «mancanza di requisiti».

Secondo i tre, il bando richiama testualmente la circostanza per cui il candidato «deve dimostrare una solida e di lunga data capacità professionale nella progettazione tecnologica» mentre una delle vincitrici, la dottoressa Giacomello «non può espletare attività libero professionale poiché non risulta iscritta ad alcun ordine degli architetti». Ne consegue, argomentano gli estensori, che «i candidati sopra citati sono in difetto del requisito specificato nel bando». Più nello specifico, la dottoressa Gasparini, originaria del Veronese, fa una lunga disamina in relazione al suo cursus scientifico (occasioni di attività didattica e pubblicazioni) evidenziando, alla grossa, come questo avrebbe dovuto costituire un titolo preferenziale.

Nelle conclusioni arriva un duro j’accuse: «La valutazione e l’attribuzione di punteggio dei curriculum in questione si sono svolte in violazione dei principi di trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazone nonché del codice etico dell’università stessa». Al tutto si aggiunge poi che la Gasparini, come da lei stessa riportato, è titolare di una abilitazione scientifica nazionale. Si tratta dello status di chi è abilitato ad una cattedra di rango universitario. Nella istanza più precisamente si legge che «la sottoscritta, oltre al titolo di dottore di ricerca, risulta vincitrice del concorso ASN del 2012, mentre il dottor Guardini ha partecipato, ma non ha superato tale concorso». Si può tradurre così: ma perché io che sono abilitata all’insegnamento universitasrio vengo lasciata fuori quando gli altri non vantano i miei titoli?

Rispetto a queste contestazioni la commissione presieduta dal professor Pierluigi Grandinetti ha risposto picche lasciando i vincitori al loro posto. E specificando che per quanto riguarda il punteggio riferibile alle attività didattiche e alle pubblicazioni, questo si estrinsechi in termini di maggiore o minore punteggio se non «a parità di qualità e tematiche». La commissione argomenta che ai fini del punteggio sono stati tenuti conto in primis i titoli strettamente inerenti alle posizioni richieste. Vale a dire quelle gergalmente conosciute come Icar, ovvero disegno, progettazione, costruzione e pianificazione territoriale: «… la commissione – si legge nel verbale – ha esclusivamente valutato ai fini del punteggio… i titoli inerenti al settore scientifico disciplianare Icar…». Il caso, a meno di ulteriori ricorsi alla magistratura penale, si é chiuso qui. Ma alla didattica dell’istituto veneziano rimane il problema: come riaccendere l’interesse dei futuri studenti?