Tav Vr-Vi, se ne parla fra qualche anno. Forse

Grazie al cielo (e alla legge) é cominciata la valutazione ambientale. Ma la procedura é complessa: bando alle illusioni (e alla propaganda)

Un giorno di soddisfazione per Vvox, domenica scorsa. Dopo quasi due anni di nostri articoli che denunciavano lo strapaesano  procedimento-burla,  inventato dalle lobby trasversali sul progetto alta velocità Verona-Padova, ha trionfato la legge. Pubblicato l’avviso per procedere alla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), per il tracciato modificato rispetto a quello approvato nel 2006, in particolare sul segmento Montebello-bivio Vicenza. Non solo: é stata attivata la verifica di ottemperanza delle prescrizioni della delibera Cipe del 2006, che molti asini politici e tecnici dichiaravano non più valida. Una verifica senza la quale il progetto preliminare approvato è nullo.

Ignorano, gli imbrattacarte , che essendo un’opera strategica è assoggettata al procedimento di Via speciale, non ordinaria. E che riguarda l’utilizzo delle terre e rocce da scavo, che sono di  grande importanza considerato i precedenti occorsi in Veneto per l’elevato rischio ambientale. Esempio: l’inchiesta “mercante di rifiuti” portò alla luce l’attività della società C&C di Resana, che utilizzava rifiuti speciali pericolosi come conglomerati cementizi e conglocemento, usati poi come sottofondo per la costruzione del’alta velocità a Dolo, il cavalcavia in via Camerini a Padova, e usati a Pernumia, a Mira, a Battaglia Terme, a Due Carrare e a Monselice. L’intervenuta prescrizione dei reati ha impedito di chiedere i danni agli imputati. E ricordiamo anche l’uso di conglomerati contenenti arsenico e nichel sulla terza corsia dell’A4 e nel parcheggio P5 del’aeroporto Marco Polo. Scandalosa la vicenda del dirigente regionale del servizio rifiuti diventato direttore generale della tutela ambientale e vicepresidente della commissione di Via regionale, senza che nessuno obiettasse nulla.

Ma passiamo oltre. Il percorso tecnico-giuridico della tratta Verona-Padova è stato sempre chiaro a tutti quelli che volevano prevalesse la legge a tutela dei cittadini: Via preventiva nel rispetto dei principi comunitari e successivamente progettazione definitiva (che una volta approvata determina la clausola “pubblica utilità, indifferibilità e urgenza”), registrazione alla Corte dei Conti, firma atto integrativo, general contractor e Rfi, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e solo dopo si possono acquisire le aree da espropriare. Tutto il terrorismo mediatico a danni dei potenziali espropriandi nel Natale 2014 dovrebbe essere oggetto di azione penale perché si operava al di fuori delle norme di legge.

Ancora oggi si propalano cifre riguardanti inesistenti disponibilità economiche. Nella tabella E della legge di stabilità 2016 sono cancellati 50 milioni di euro, e l’anno scorso ne erano stati tolti altri 120. Quanto ai privati, se questo progetto é tanto strategico, non si comprende il dietrofront di Confindustria e Ance Veneto: così parlò il vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alle infrastrutture, Cesare Trevisan, il 27 giugno 2011 a Repubblica Affari&Finanza: «Le potenzialità per significativi investimenti privati ci sono; ma per garantire l’indispensabile ritorno economico bisogna aumentare la domanda che oggi nel caso della TAV a Nordest c’è ma non è sufficiente». Chiaro? Progetto in perdita come su tutte le tratte, tranne la Milano-Roma. E quindi meglio che paghi Pantalone.

Meglio poi se i costi esplodano, dai 3,3 miliardi del progetto Vr-Pd del 2003, ai teorici 5,4 miliardi di oggi, di cui 4,53 assorbiti dal lotto Verona-bivio Vicenza. Al restante tratto bivio Vicenza-Padova si applica il “teorema Mose”, ovvero costi progressivamente crescenti, considerato che con i restanti 1,24 miliardi di euro non si completa la tratta. Oltre che la mancanza di risorse pubbliche, grava sui tempi di realizzazione anche la decisione del ministro Delrio di effettuare la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sull’allegato infrastrutture al Documento di Economia e Finanza. Vas richiesta dal comune di Peschiera nell’ambito del procedimento di Via a ottobre  2014, e ritengo fatta propria dal ministro.

Ricapitolando: risorse scarse, che corrispondono realmente a 459 milioni di cui 90 in conto 2015; Via e Vas in procedura; passaggio in Cipe, in Corte dei Conti; atto integrativo finale. Se la mettano via i vicentini e veronesi che ciaciano già di “partenza dei lavori”: se tutto va bene, si finirà tra qualche anno, compresa la redazione del progetto esecutivo e la verifica per costruire qualche chilometro di linea. Probabilmente il ministro Delrio ha attivato il processo di Vas per prendere tempo, il che gli consente di giustificare la mancanza di fondi per le 30 opere considerate strategiche (e anche qua, poche illusioni: se passasse la richiesta tedesca di limitare al 25% degli asset bancari il possesso di titoli di Stato, addio opere strategiche).