Arena, a Tartarotti e Girondini compensi d’oro

Mentre la trattativa fra la fondazione veronese e i sindacati pare su una china positiva, colpiscono le retribuzioni dei manager. Il confronto con le altre realtà del settore

Ormai non passa giorno senza che emerga qualche prova del talento per la contrattazione di Francesca Tartarotti, dall’inizio di febbraio direttore operativo e responsabile della trasparenza della Fondazione Arena. Il confronto con i sindacati, partito la settimana scorsa con tensione altissima, alla luce dei dati sui tagli e sugli esuberi scoppiati come una bomba (5 milioni sul personale, uscita con ammortizzatori sociali per 81 dipendenti), sembrava un percorso complicatissimo. Invece, le cronache segnalano ora un’improvvisa bonaccia. La trattativa vera e propria non è ancora cominciata, ma il calendario è già stilato, sono in corso “scambi di documenti”, si registrano segnali di “buona volontà” da entrambe le parti. Non sul merito, è chiaro. Sulla forma: la Fondazione tratta anche se c’è assemblea permanente (e prima sembrava che non potesse accettare questa situazione), i sindacati fanno sparire qualche striscione all’esterno della sede, e i resoconti non escludono che si vada verso una chiusura soft del presidio. Un minuetto, un giro di valzer.

In attesa di capire le forme e i modi del ridimensionamento della Fondazione (di questo si parla, salvo clamorose novità: tagli e risparmi; la parola investimenti finora non si è mai sentita) Tartarotti dà anche modo di capire che il suo talento per la contrattazione si esercita a 360 gradi. Cioè, anche per se stessa. Grazie all’efficienza con cui assolve alle sue funzioni di responsabile della trasparenza, infatti, sono noti i termini almeno economici del contratto con cui è stata assunta il 19 gennaio, con inizio del servizio l’1 febbraio (si trovano qui). Il direttore operativo guadagnerà 135.000 euro all’anno per i prossimi quattro anni e otto mesi, fino alla fine del festival 2020, comprensivi di “spese ‘relocation’ e spese di viaggio” per 1.250 euro al mese. Prevista, alla fine dell’incarico, la liquidazione del trattamento di fine rapporto, peraltro non quantificata. In genere, il valore è quello di una mensilità per anno di servizio; se così fosse, si parlerebbe di un buonuscita fra i 40.000 e i 50.000 euro. Al netto di quest’ultima, il costo complessivo per la Fondazione è di 630.000 euro. L’incarico di Tartarotti non è sostitutivo di quello di qualche altra figura apicale (come si evince dal documento relativo all’anno 2015), e dunque trattasi di nuovo costo.

Notevolissimo il salto retributivo. Al Maggio Fiorentino, dove si è messa in evidenza nello specifico settore degli accordi sindacali necessari per ottenere i benefici della legge Bray, percepiva 90.000 euro all’anno. In Toscana gli accordi hanno portato a tagliare una quarantina di posti e giova sottolineare che è stato l’unico caso di esuberi per tutte otto le Fondazioni in crisi coinvolte nella Bray. A Verona gli esuberi possibili sono addirittura il doppio. Lo stipendio di Tartarotti non è raddoppiato, è aumentato del 50 per cento.

Non cadremo nella trappola dei discorsi populisti sulle retribuzioni dei manager. Non diremo quindi che Francesca Tartarotti, che lavora per una Fondazione di diritto privato finanziata quasi integralmente con soldi pubblici, guadagna 20 mila euro all’anno più del Presidente del Consiglio o di qualsiasi ministro della Repubblica (tutti fermi a 114.000) o circa 35.000 euro in più del presidente dell’Inps, che viaggia sui 100.000. Anche perché se no dovremmo dire che il sovrintendente Girondini guadagna ogni anno, per non metterci praticamente mai la faccia (neanche al secondo incontro con i sindacati si è visto), 85.000 euro più di un ministro (cioè 200.000 euro all’anno).

Preferiamo, invece, proporre qualche confronto con le realtà analoghe. L’altra Fondazione lirica del Veneto, la Fenice, che non è in crisi, ha costi annui per i dirigenti di circa 640.000 euro, contro i 677.000 dell’Arena (dato 2016, +135.000 sul 2015), che è in gravissima crisi. Il sovrintendente veneziano, Cristiano Chiarot, percepisce quasi 40.000 euro meno del suo collega Girondini (163.000); il direttore del personale e il direttore amministrativo veneziani guadagnano poco sopra i 100.000 euro, il direttore amministrativo veronese sta a 77.000 mentre per il personale si può considerare che il ruolo a Verona sia coperto da Tartarotti, retribuita ben più del collega veneziano. Sintomatiche le differenze nella parte artistica. Il direttore artistico della Fenice, Fortunato Ortombina, è pagato come il sovrintendente, quello dell’Arena, Paolo Gavazzeni, si ferma a 98.000 euro. Fra le consulenze veronesi del 2015, tuttavia, se ne trova una per la direzione artistica costata 55.000 euro. E si giunge così a 153.000 euro. Per il 2016, non è ancora disponibile il quadro delle collaborazioni-consulenze. Se fosse stato prorogato il contratto appena citato, i costi dirigenziali per il 2016 della Fondazione Arena salirebbero a 732.000 euro.
A Firenze, dove il Maggio musicale sta faticosamente uscendo dalla crisi, il sovrintendente Francesco Bianchi guadagna 190 mila euro (previsto un premio in caso di raggiungimento degli obiettivi  del piano di risanamento di 10.000 euro); il direttore operativo 110.000 (premio eventuale, 22.500), il direttore artistico, il veneziano Pierangelo Conte, 130.000. A Bologna, la cui Fondazione è considerata quella in peggiori condizioni economiche finanziarie nel secondo rapporto semestrale 2015 del commissario per l’attuazione della legge Bray, il sovrintendente Nicola Sani guadagna poco più di 110.000 euro, il direttore generale 99.000, il direttore amministrativo 77.000.
Al Regio di Torino, il sovrintendente Valter Vergnano guadagna 189.000 euro, il direttore artistico Gastón Fournier-Facio 135.000, il direttore del personale 86.000, il direttore amministrativo 93.000. Il Regio è fra le Fondazioni una di quelle con i conti in situazione “virtuosa”. Al San Carlo di Napoli, altro malato sperabilmente in via di guarigione, la sovrintendente Rosanna Purchia guadagna 151.000 euro all’anno, il direttore artistico, il veneziano Paolo Pinamonti, 100.000; i dirigenti (amministrativo, risorse umane, marketing) percepiscono fra i 70.000 e gli 80.000 euro anni.

L’elenco potrebbe continuare. I lettori interessati possono completarlo andando a esplorare i siti internet delle Fondazioni e cercando il menù “Amministrazione trasparente”. Talvolta non è molto visibile, ma dev’esserci per legge. Appare chiaro, in senso generale, che i costi per i dirigenti della Fondazione Arena sono ai livelli alti nel panorama delle Fondazioni, anche di quelle che non sono in crisi o che ne stanno uscendo. A livelli particolarmente alti quelli per il sovrintendente e il direttore operativo. Le prossime tappe della trattativa sindacale faranno capire se e come i tagli toccheranno anche questi costi.