Birra, giapponese Asahi compra Peroni?

Birra Peroni parlerà giapponese? Il gruppo nipponico Asahi (numero uno in Giappone) ha messo sul piatto un’impareggiabile offerta di 3 miliardi di euro (400 miliardi di Yen) per comprare i marchio italiano Peroni/Nastro Azzurro e quello olandese Grolsch ora di proprietà di SabMiller. Si tratta della più grande acquisizione della storia nel campo delle bevande effettuata da una compagnia giapponese. «Attendiamo a breve comunicazioni ufficiali da parte dall’azienda ma già nelle scorse settimane alcune delegazioni giapponesi si sono fatte vedere negli stabilimenti italiani per verificare la condizione degli impianti e la qualità del prodotto – spiega sul Mattino Andrea Gambillara, segretario della Flai Cgil di Padova- Asahi non ha altri stabilimenti in Italia e crediamo che questa cessione possa essere motivata da una volontà di consolidare la presenza del gruppo in Europa. Speriamo quindi che questa operazione preveda nuovi investimenti produttivi ed occupazionali».

«Non siamo abituati a parlare bene o male di qualcuno prima di capire quali siano gli obiettivi e le modalità di realizzazione degli stessi – aggiunge Gilberto Baratto, della segreteria Fai Cisl di Padova e Rovigo – Certo è che sicuramente è meglio sapere che Peroni passa nelle mani di Asahi piuttosto che di un concorrente diretto. Abbiamo maggiore fiducia nella possibilità di ulteriori investimenti rispetto a chi invece avrebbe potuto acquisire le strutture per favorire i propri marchi». La Peroni ha uno stabilimento a Padova in via Prima Strada in Zona Industriale: lo scorso anno la produzione ha raggiunto circa 5 milioni di ettolitri, per il 60% destinati all’export, principalmente in Inghilterra con il marchio Nastro Azzurro. Secondo Coldiretti, l’interesse giapponese per Peroni è spinto dall’aumento costante delle esportazioni di birra italiana nel mondo: +17% nel 2015 e quasi +200% negli ultimi 10 anni. Inoltre il mercato italiano ha ottime possibilità di crescita: sono 30 milioni gli appassionati di birra nel Belpaese ma i consumi pro capite (29 litri annui) non sono ancora paragonabili a quelli del resto d’Europa.

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