No Triv e Wwf: Renzi butta via 300 milioni

«Il governo ieri sera ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile non accogliendo così la richiesta delle associazioni e dei Comitati ambientalisti, delle Regioni e dei parlamentari, di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative: in questo modo, ha deciso di non risparmiare circa 360 milioni di euro di denaro pubblico mentre ha rinviato lo stanziamento di fondi per i risparmiatori truffati da banca Etruria» pari a 200 milioni. Lo sottolinea in un comunicato il Coordinamento No-Triv che si appella al Capo dello Stato Sergio Mattarella sottolineando che «accorpare le date è assolutamente necessario per risparmiare 360 milioni di euro; inoltre dinanzi alla Corte costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione e, qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno; Questa eventualità vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben quattro volte: per i due referendum abrogativi, per le elezioni amministrative e per il referendum costituzionale». «La decisione del Governo – proseguono i No-Triv nel loro appello al Presidente della Repubblica – costituisce uno schiaffo alla democrazia, in quanto, stabilendo che si vada al voto in tempi così ravvicinati, non consente che gli elettori siano adeguatamente informati sul referendum; e poi, al di là del voto, la decisione di ieri ha il chiaro obiettivo di boicottare il referendum e impedire il raggiungimento del quorum”.

Sulla stessa linea il Wwf: «il governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro – dice Dante Caserta, vicepresidente Wwf Italia – Con 300 milioni di euro si potrebbe rendere più sicuro il nostro Paese agendo sul dissesto idrogeologico, si potrebbero disinquinare i nostri fiumi e i tanti tratti di mare oggi non balneabili, si potrebbe potenziare il trasporto pubblico e migliorare la vita e la salute di milioni di pendolari, si potrebbe finanziare il sistema delle aree naturali protette italiane. Si preferisce invece sprecare tutti questi soldi – conclude – La politica del Governo si conferma una politica “fossile”, nella sostanza e nei metodi».

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