BpVi, Coordinamento Don Torta: no alla Borsa

Riceviamo e pubblichiamo una a lettera del Coordinamento Associazioni Soci Banche popolari Venete “Don Enrico Torta”.

In una società complessa come quella nella quale stiamo vivendo, ci sono valori che sono necessariamente fondamentali ed inalienabili per la serena e proficua convivenza civile. Oggi, come mai nel passato, è indispensabile che coloro che sono ai vertici della piramide sociale incarnino tali valori e siano esempio e garanzia del rispetto degli stessi. Se così non è o non fosse ci si troverebbe nell’inferno della prepotenza dell’arbitrio e della peggiore tirannia. Oggi come non mai le moderne tecnologie consentono a chi sta ai vertici  strumenti di potere, legali, paralegali ed illegali inauditi al più aspro ed assoluto tiranno medievale. E’ dunque vitale che la nostra società poggi sui valori condivisi ed indiscussi della civiltà cristiana, indipendentemente dal credo liberamente e lecitamente professato.

Seguendo le buone regole i risparmiatori soci delle banche popolari venete, hanno impiegato il proprio denaro confidando in una situazione di consolidata solidità degli istituti i cui titoli erano sottratti ai perfidi umori  della speculazione borsistica, e sul tutto garantivano  i controlli  dello Stato attraverso il costosissimo apparato di Banca d’Italia ed altre strutture. Improvvisamente, nel nostro pacifico mondo di risparmiatori, piomba, senza il nostro consenso, il mostro della finanza nazionale ed internazionale e stravolge tutto, portandoci alla situazione che stiamo vivendo.

Ora, pertanto, apprendiamo che sia i vertici della nostra banca che il governo e gli organi della Repubblica Italiana non hanno agito secondo i valori condivisi dalla nostra civiltà. Nessuno ci ha avvertito che da anni la Banca Popolare di Vicenza si era lanciata in  speculazioni di vario tipo ed in operazioni azzardate più vicine al potere politico che all’interesse dei soci risparmiatori; nessuno ci ha dato la possibilità di uscire con i nostri soldi quando hanno varato  le norme europee e nazionali che impongono drastiche misure e repentine trasformazioni ed  implicano il radicale mutamento delle modalità e finalità operative della banca.

L’interesse della finanza e del potere fuori dalle regole costituzionali hanno prevalso ed adesso ci pongono nella condizione di fare una importante valutazione in quanto ci troviamo in un grave momento non solo economico ma di confronto/scontro di civiltà. Quello che stiamo subendo come soci risparmiatori delle Banche Popolari Venete è di gravità assoluta e diverso dalla crisi di qualsiasi altra banca. Qui non c’è solo il malgoverno da parte degli amministratori attivi sino alla metà del 2015, situazione che potrebbe per certi versi essere comprensibile, ci sono dei gravissimi vuoti di controllo da parte degli organi istituzionali e, quel che più è grave, uno sconsiderato intervento esterno alla banca che impone regole che non sono finalizzate alla tutela del risparmio, come vorrebbero farci credere, ma agli interessi della grande finanza internazionale.

Dimostrazione ne è che noi soci risparmiatori ci abbiamo rimesso quasi tutto – si parla di miliardi di euro – e la nostra terra pagherà un prezzo altissimo nel momento in cui inizieranno le esecuzioni nei confronti di coloro che hanno avuto crediti garantiti da azioni. In questa situazione di confronto/scontro, economico e civile, la Banca popolare di Vicenza, che si è sempre sottratta a qualsiasi dialogo ed  apertura ai propri soci, ci chiede di votare a favore della trasformazione in Spa, dell’aumento di capitale, della discesa in borsa. La cosa è grottesca! Sino ad ora tutto  è stato fatto in spregio alle più elementari regole di lealtà, verità, trasparenza, condivisione ed ora si chiede che l’assemblea voti qualcosa che è già stato deciso e, a loro dire, ineluttabile.

E se così non sarà il cielo cadrà  in testa ai cattivi che non si sono piegati alla volontà superiore e tutti piangeremo e sarà colpa nostra. No, non è così! Per questa banca non ci sono solo le possibilità illustrate dalla dirigenza, non ci sono solo borsa e mercato, altre possono essere le soluzioni che meglio garantiscono i soci risparmiatori, che sono i veri proprietari della Banca. Se non ci saranno serie possibilità di revisione del piano industriale con la partecipazione di esperti nominati da noi proprietari della banca, se non ci sarà un serio intervento normativo che limiti le leggi in vigore, noi dobbiamo prendere atto che la divisione fra cittadini che credono nei valori di civiltà e mondo e governo della finanza, è talmente netta che dobbiamo scegliere se appartenere all’una o all’altro.

Anche gli  amministratori della banca ed i politici eletti dal popolo devono scegliere  a quale civiltà appartenere ed è questa la mia domanda. Amministratori, soci risparmiatori ed anche forze politiche elette da noi popolo, se ci mettiamo assieme e rimaniamo fedeli alla nostra millenaria civiltà abbiamo la possibilità di costruire un diverso futuro per i soci risparmiatori, per la terra veneta e per la banca. Non credo che in Europa ci sia il plotone di esecuzione che decreterà la fine della decima banca d’Italia. Mancano 25 giorni all’assemblea abbiamo ancora tempo.

Coordinamento Associazioni Soci Banche popolari Venete “Don Enrico Torta”

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