Patrie e migranti, un veneziano in Ecuador

Francesco Esposito e la sua esperienza fra gli immigrati colombiani. Perché le “emergenze” non sono soltanto le nostre

Difesa civile della patria, difesa civile della patria – ripete. «E’ una difesa dei valori del mio paese, di quello che ho studiato e in cui credo profondamente». Francesco Esposito ha 29 anni e viene da Cavallino Treporti in provincia di Venezia, ha una laurea triennale in scienze politiche e una specialistica in scienze per la pace, mediazione e trasformazione dei conflitti sociali a Pisa che ha incrementato la passione per il fenomeno della migrazione e dell’America Latina. Ha attraversato il mondo dalla Spagna all’Ecuador, col Servizio Civile e Servizio Volontario Europeo. «I temi principali su cui ho lavorato a Quito sono stati l’integrazione e la risoluzione dei conflitti come tematiche promosse in maniera trasversale tra una generazione e l’alta. Facevo laboratori per i più grandi prima e per i più piccoli dopo; in ogni caso la tematica centrale era quella delle migrazioni e ho avuto la fortuna di stare presso l’associazione delle suore scalabriniane che sono riconosciute come attiviste molto forti sul campo».

In effetti, anche se spesso pensiamo di essere gli unici geograficamente costretti ad accogliere chi migra da una zona all’altra del pianeta, ci sono decine e centinaia di luoghi con meno risorse e preparazione che si trovano di fronte a un’emergenza del genere. Per esempio, proprio l’Ecuador accoglie migliaia di migranti colombiani che scappano dai conflitti della loro terra e che si trovano inevitabilmente esclusi dalla società in cui arrivano. «Il nostro obiettivo riguarda l’effettiva integrazione di bambini ecuadoriani e colombiani, che cerchiamo di promuovere attraverso laboratori su diversi temi che vanno da elementi base della cultura a diritti di genere, a nozioni che riguardano la difesa non violenta, un tema che mi è particolarmente caro», dice Francesco, che si racconta dalla finestra della sua casa di Burgos dove arriva meglio la connessione dei vicini.

I numeri in queste situazioni sono sempre elevatissimi e i ragazzi del servizio civile sono sì in primo piano, ma traslati successivamente a un secondo livello. Trattandosi di scuole con oltre 3 mila alunni, l’idea è quella di fare i laboratori a bambini selezionati dai maestri e questi riportano ai loro compagni una volta che rientrano in classe. Si tratta di una sorta di passaparola, proprio quel “ti insegno a farlo da solo così domani non avrai bisogno di me”. La sua tesi di laurea é stata scritta sulle migrazioni centroamericane verso gli Stati Uniti e attraverso il Messico: capoccia dura, come direbbero a Roma, Francesco è riuscito a intervistare i più importanti attivisti messicani, senza però mai aver toccato la terra della Tequila e del mariachi.

Ora si trova in Spagna: «a Burgos faccio due tipi di attività: la mattina organizzo laboratori nelle scuole, lavoro in ufficio e se c’è bisogno aiuto nel montaggio di esposizioni (per esempio questa settimana abbiamo quelle del commercio giusto e del diritto all’acqua) con l’organizzazione AMYCOS; i pomeriggi, invece, insegno spagnolo a immigrati appena arrivati, per lo più siriani marocchini algerini e pakistani. Finisco la giornata con il doposcuola ai bambini. L’integrazione, con sfumature più e meno accese, è stata il motore trainante di queste esperienze e dei miei studi. Dobbiamo prendere atto degli enormi flussi di persone che si stanno spostando e l’integrazione è l’unica via per non farci del male e, se fosse possibile, per fare del bene».

Scherziamo in modo velato sull’essere volontario, cosa significa e come oggi viene volutamente frainteso e svilito: «Essere volontario significa che io parto per mia volontà, che non è una scelta imposta, ma rimane un lavoro e dobbiamo smetterla di pensare che lavorare nella e per la società civile–per chi lo fa nel tempo libero è un altro discorso- non meriti una retribuzione. Questo è il mio lavoro, e di molti altri ragazzi». Per il Servizio Civile all’estero si percepisce intorno ai 900 euro al mese mentre per il Servizio Volontario Europeo siamo sui 250 euro nel caso della Spagna: un quasi volontariato per chi non ha altre risorse alle spalle. «Mi piacerebbe continuare sul tema dei migranti e dei minori, perché è qui che io riesco a vedere il futuro. Mio e degli altri».