«Bankitalia, dimissioni per Saviotti e Fratta Pasini»

Mentre si prepara la fusione con Bpm, due imprenditori in causa col Banco Popolare scrivono una durissima lettera a via Nazionale

Cara Bankitalia, vogliamo le dimissioni di Fratta Pasini, Saviotti & C perché hanno tradito la fiducia dei clienti e calpestato il codice etico del Banco Popolare. In poche parole è questa la richiesta che due clienti in contenzioso con la banca scaligera hanno inviato recentemente al direttore generale di Palazzo Koch, Salvatore Rossi. Un appello che giunge proprio quando Bp si accinge a maritarsi con la milanese Bpm.

USURA, ESTORSIONE E TRUFFA
L’antefatto é di natura penale. Mesi fa i vertici del Banco Popolare sono stati chiamati in causa nell’ambito di due distinti procedimenti. Il primo é scaturito dalla denuncia di una società vicentina, la Edilparise srl, il cui legale rappresentante, Flavio Parise, ha sporto denuncia per estorsione, truffa ed usura contro il presidente Carlo Fratta Pasini, l’amministratore delegato Pier Francesco Saviotti, il direttore generale Maurizio Faroni, nonché il direttore della filiale arzignanese Adelino Zanderigo. Per loro il pm berico Paolo Pecori (oggi a riposo) ha ottenuto dal gip Stefano Furlani un rinvio a giudizio per il solo reato di usura. Dal canto suo l’avvocato della difesa, Renato Bertelle, si è detto pronto a impugnare il proscioglimento dei due illeciti contestati in sede di denuncia, al momento lasciati fuori dal procedimento. L’altro capitolo è quello scritto da Paolo Politi, procuratore speciale di una srl milanese, la Cordusio holding, il quale dopo avere vinto un lungo contenzioso civile con il Banco Popolare ha pure denunciato quest’ultimo in sede penale al tribunale di Verona: «usura aggravata, estorsione e truffa» sono gli addebiti contestati tra i primi e la metà dell’ottobre 2015 in un esposto integrato da cinque supplementi e corroborato con la perizia tecnica di docente universitario specializzato in diritto bancario e assicurativo. Il fascicolo è ora nelle mani del pubblico ministero Nicola Scalabrini.

L’ANNUNZIATA NON BASTA
Con queste premesse che i due imprenditori hanno preso carta e penna e hanno inviato due distinte missive alla Banca d’Italia. Il primo a sferrare l’attacco nel gennaio 2016 è Politi: «Ci rivolgiamo al direttore generale della Banca d’Italia per esprimere il nostro disappunto nei confronti dei vertici del Banco Popolare (…) Abbiamo interessato nel mese di Settembre 2015 la filiale Banca d’Italia di Verona con un esposto chiaro e preciso che non ha avuto alcun seguito (…) ci chiediamo come, in questa fase delicata del mondo bancario, specialmente nelle banche popolari tra fusioni e scenari nuovi… possano questi due amministratori rimanere incollati alle loro poltrone… Come facciano questi due amministratori a chiedere al nuovo istituto che probabilmente si fonderà con Banca Popolare di Milano la poltrona di presidente… per Fratta Pasini e quella di capo del comitato esecutivo per Saviotti? Ci chiediamo ancora come Banca d’Italia non sia già intervenuta chiedendo loro le immediate dimissioni…». Politi non risparmia il dg di via Nazionale, Rossi, citandone con sarcasmo una recente apparizione ai microfoni di Rai Tre: «Dottor Rossi non basta andare mezz’ora da Lucia Annunziata per spiegare al popolo italiano le ingiustizie che sta subendo e che ha subito dal mondo bancario in tutti questi anni. Ci vorrebbero mesi».

SECONDO AFFONDO
Al primo di febbraio invece è la volta dell’imprenditore arzignanese del ramo costruzioni. Parise non lesina critiche a Fratta Pasini e a Saviotti, ma nell’attacco include anche il direttore generale di Bp, Faroni. Nella sua lettera chiede che Bankitalia faccia la voce grossa per ottenere le dimissioni dei tre, accusati senza mezzi termini di non poter più essere riconosciuti quali amministratori del Banco Popolare poiché hanno tradito «la fiducia dei propri clienti» e perché, sostiene sempre Parise, hanno violato «il codice Etico professionale dell’istituto che rappresentano».
Parise e Politi (in foto da destra a sinistra) ci tengono a rimarcare che la loro non é solo «una battaglia giudiziaria», ma anche sociale: troppe «le angherie» nonché l’eccessiva influenza di un potere bancario «ormai debordante» nei confronti dei cittadini «e specialmente dei piccoli imprenditori». L’invito è fare fronte comune con tutti coloro che si sentono danneggiati dalla banche «perché in un Paese che si vuol dire civile non si senta più parlare di suicidi e drammi familiari innescati dalla condotta dissennata di qualche istituto di credito».