Valdastico Nord: panna smontata

La soluzione alternativa scelta al progetto storico é meno impattante. Vincitori e vinti di una partita che durava da 40 anni

E’ degna dello Stige dantesco l’iraconda reazione dei politici veneti (dal presidente della Provincia di Vicenza, Achille Variati del Pd, al presidente dell’A4 Holding, il leghista Attilio Schneck) all’accordo tra lo Stato, la Provincia di Trento e la Regione guidata da Luca Zaia, che affossa definitivamente la fòla della Valdastico Nord. Ci hanno fatto una testa così per decenni, e si scopre che la panna si é smontata da un giorno all’altro. L’intesa prevede un corridoio d’infrastrutture viarie che collegheranno la Valle dell’Astico alla Valsugana e alla Valle dell’Adige. Una ottimizzazione del collegamento tra la SS 47 della Valsugana e la SS 12 del Brennero all’altezza di Mattarello. Questo preliminare richiede l’approvazione degli organi amministrativi e successivamente la deliberazione del Cipe, e altrettanto per i conseguenti progetti infrastrutturali. A decidere in ultima analisi, comunque, sarà l’Unione Europea.

A vincere di certo é la concessionaria Autobrennero, meno l’autostrada A4 Brescia-Padova, che comunque si aggiudica anch’essa il prolungamento della concessione, fino al 2016. Politicamente vincitrice é la Provincia trentina presieduta da Ugo Rossi (centrosinistra, in foto), mentre il Veneto ne esce con le ossa rotte. Sicuro perdente è lo Stato, o meglio i cittadini che usano l’autostrada, e anche le imprese, per i consistenti costi di trasporto. Vince l’ambiente, anche se non del tutto: l’opzione scelta é senz’altro meno impattante del progetto storico di Valdastico Nord, perché salva la Valle dell’Astico e le zone interessate nel Trentino. Ma essendo pur sempre una strada in più, il monossido di carbonio non potrà che aumentare.

La quota di maggioranza dell’A4 è nelle mani di Banca Intesa, che con i suoi 39 miliardi di crediti in sofferenza ha necessità di fare cassa. Alle porte lo straniero Albertis che in tal modo insidierebbe anche l’intera Holding A4, che vuol dire Serenissima Costruzioni Spa, Serenissima Partecipazioni Spa e Serenissima Mobilità Srl. Un quadro inquietante,  per i postulanti alla greppia zeppa di super-utili da pedaggio garantiti da un sistema di aggiornamento con parametri alquanto discrezionali, e con rischio operativo pari a zero. A questo proposito, il ministro Graziano Delrio potrebbe rendere noto una buona volta il tasso di redditività previsto per i nuovi investimenti sulla base del quale si adeguano nel tempo le tariffe.

Da segnare in rosso la rinuncia dello Stato a rientrare in possesso dell’Autobrennero dopo la fine della concessione, come previsto dalla direttiva 23/2014. L’Anas doveva indire una gara, secondo una legge del 2010. Gara indetta quattro anni fa con un anno di ritardo, ma gli azionisti pubblici trentini e veneti (i privati detengono il 17%) presentarono ricorso al Tar, affiancati dai parlamentari locali che attraverso emendamenti alle leggi finanziarie tentavano di ottenere proroghe e rinvii.

Patetici i richiami ecologici dei politici veneti. Nella valutazione ambientale strategica c’era una procedura sulla sostenibilità (mai applicata dai governi di centrodestra) la cui fase preliminare, denominata “scoping” (ooservazioni e proposte dei soggetti pubblici), fu seguita da tutti (Piemonte, Lombardia, Friuli, Provincia Autonoma di Trento, Abruzzo, Marche, Toscana, Friuli, Campania, Autorità di Bacino Arno, Tevere, Sovrintendenze varie, parchi), tranne che dal Veneto. Di veneto restano agli atti solo le osservazioni dell’Arpav regionale. Nella classifica stilata da Fondazione Impresa considerando 21 parametri identificativi di una regione “green”, il Veneto si trova al 9° posto. In testa alla classifica, il Trentino-Alto Adige.