Veneto, un Nanotech distrutto da politica e privati

40 milioni di euro di investimenti bruciati in circa 12 anni. Questa l’eredità lasciata da Veneto Nanotech, la partecipata regionale fiore all’occhiello della ricerca scientifica fondata in pompa magna nel 2003 e fallita miseramente 12 anni dopo. Agli albori nel cda sedevano enti locali, i quattro atenei veneti uniti nel Civen (Consorzio interuniversitario veneto), rappresentanti del sistema bancario (Cariparo) e del mondo imprenditoriale e artigiano. Ma Veneto Nanotech ha visto sfilarsi a poco a poco tutti i protagonisti e la Regione costretta progressivamente a salire nelle quote attraverso ripetute capitalizzazioni raggiungendo il 76 per cento. Fino alla decisione, dopo avere accumulato 7 milioni di debiti, di chiudere tutto: «Non avevamo altra scelta – garantisce sul Corriere del Veneto il presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti –  Le nuove norme sulle partecipate non ci permettevano, dopo tre esercizi chiusi in rosso, un ulteriore intervento finanziario».

A pesare sul rilancio della partecipata lo scontro tra Isi Coppola, allora assessore allo Sviluppo economico, ricerca e innovazione, e lo stesso Ciambetti ex assessore al Bilancio spalleggiato dal segretario generale della programmazione Tiziano Baggio. Sul banco degli imputati finiscono anche gli imprenditori. Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, si era battuto per mettere insieme una cordata intenzionata a subentrare nell’azionariato della società. Ma ben pochi imprenditori hanno risposto all’appello giudicando Veneto Nanotech più come un carrozzone poco redditizio che come un possibile motore di crescita dell’intero tessuto produttivo.

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