Vicenza Centrale: cari sindaci, non finiamo sotto al Tav

Il progetto sul nodo vicentino della cosiddetta alta velocità era stato montato mediaticamente ma é stato smontato dai fatti. Vicenza Centrale ne ha uno alternativo, fattibile e più conveniente

Quando sono arrivate le prime voci sull’arrivo dell’Alta velocità/capacità nel Vicentino, ormai due anni fa, si è formata spontaneamente la nostra associazione, Vicenza Centrale, unendo persone molto diverse ma unite dalla voglia di capire. Ci siamo dati un nome, un obiettivo (informarsi, capire, informare) e abbiamo cominciato a studiare quel che il progetto portava al territorio. Settimana dopo settimana abbiamo capito che la logica, l’intelligenza e la chiarezza non erano nemmeno state prese in considerazione: il progetto aveva buchi evidentissimi ed errori macroscopici.
Lo stupore più grande per Vicenza Centrale veniva dal fatto che è bastato chiedere, studiare e… unire i puntini di questo progetto fantasma per capire la sua inefficienza. È bastato davvero poco a dimostrarlo: il nuovo progetto offriva al Vicentino solo costi altissimi, lavori infiniti e zero vantaggi in termini di velocità, efficienza e comodità della rete. Ma anche di fronte a questa evidenza, le risposte alle nostre domande restavano vaghe e appena accennate.

Parliamo delle risposte che la città ha il diritto di avere dai vari protagonisti: da chi ha preparato il progetto alle amministrazioni comunali che devono accettarlo; dalle associazioni di categoria che rappresentano gli interessi di chi il treno lo usa ai media che devono raccontare fatti e misfatti della storia. Possibile, ci chiedevamo, che un gruppo di cittadini arrivi con tanta facilità dove non arrivano esperti, giornalisti e amministratori, che pure sono pagati per informarsi, informare, capire, criticare e proporre?
La storia di quest’anno e mezzo di voci che si si sono rincorse tra progetti, proposte e soprattutto notizie calate dall’alto a scatola chiusa è abbastanza chiara, per chi ha provato a seguirla passo dopo passo. Ma molto più complicata per chi non segue il caso tutti i giorni: tra notizie vere (poche) e sparate (moltissime), tra rumorose promesse e silenziose marce indietro è davvero difficile capirci qualcosa. Un vicentino che si fosse trasferito all’estero per tre mesi e tornasse oggi in città stenterebbe a credere che il progetto di cui si parlava a novembre è stato totalmente negato per un “miglioramento” sul quale nemmeno i principali promotori hanno le idee chiare. In pratica è stato negato tutto quel che avevano proposto per mesi, spacciandolo per definitivo, impeccabile, risolutivo e ovviamente, ben pagato con soldi pubblici terminati nelle tasche di pochi senza nessun vantaggio per Vicenza e il Vicentino.

Riassunto veloce: la prima idea prevedeva il raddoppio dei binari (quattro invece che due) tra Padova, Vicenza e Verona; cancellazione della stazione di Vicenza; due nuove stazioni in Fiera e al tribunale. Il tutto per garantire treni che ci avrebbero portato a Milano in un’ora. A corollario, una rivoluzione della viabilità cittadina: tunnel, nuove strade, tram elettrici, parchi… Erano tutte balle ovviamente, ma intanto vai con le notizie di una Vicenza a mezza via tra metropoli e parco delle meraviglie. E soprattutto, vai con i progetti di nuove stazioni affidate ai soliti noti. Che, badate, si sono ben guardati dal rispondere alle legittime domande che abbiamo posto loro.
Da allora, abbiamo cercato di smontare, una alla volta, le cento teorie che parevano fuochi d’artificio. “Un parco al posto della stazione”, “In un’ora a Milano”, “Tunnel sotterranei per eliminare il traffico”. Di tutto questo, a neanche un anno di distanza, non rimane più niente. Perché era tutto impossibile, oltre che controproducente. Ma in un paese normale, secondo voi, che fine farebbero i faciloni che vendevano questo fumo solo 12 mesi fa?

Il problema, oggi, è che continuano ad essere prese per buone idee che arrivano dall’alto come se niente fosse e guai a studiarle davvero e a raccontarle come sono. Non è un lavoro facile: noi stessi non facevamo in tempo a smontare un’assurdità che un’altra seguiva a ruota. Perciò abbiamo avuto un’idea: invece di limitarci a studiare e smontare i progetti assurdi che arrivavano, perché non studiare un progetto degno di questo nome?
Così abbiamo fatto. Vicenza Centrale ha studiato e presentato quello che, a quasi una anno dalla sua nascita, è evidentemente il miglior studio per sviluppare davvero la rete ferroviaria a favore del territorio. Certo, a niente vale se lo diciamo solo noi: ma il progetto di Vicenza Centrale è realistico e funzionale secondo il giudizio di chiunque abbia davvero esperienza, cultura ferroviaria e l’obiettivo di migliorare i trasporti e la viabilità. Quel che abbiamo studiato è una riorganizzazione della tratta vicentina che lascia la stazione dov’è ma raddoppia i binari da Vicenza ovest verso Verona e sviluppa una metropolitana di superficie per collegare rapidamente l’ovest Vicentino, l’Alto vicentino, Bassano e Treviso. Con una spesa ridotta, zero spreco del territorio e una logica ferrea.

Tra quelli che dovrebbero essere gli attori protagonisti della storia, quasi nessuno ci ha mai dato ascolto. Il che è comprensibile: il sistema di governo periferico (anche quello autonomista) risponde agli ordini della politica nazionale e prende per oro colato qualunque proposta arrivi da Roma. Va anche detto che in qualche caso le amministrazioni hanno avuto la forza di dire no ad assurdità presentate alla città come grandi migliorie; basta pensare al cantiere Tav che era stato proposto in piena città. Eppure l’idea di Vicenza Centrale funziona: lo dimostra uno dei principali attori della città, l’Associazione industriali. Qualche mese fa abbiamo presentato il progetto Vicenza Centrale al presidente Giuseppe Zigliotto. Ne è nato un bel confronto di idee, tanto più che le idee concordavano su molti punti, con la sola esclusione del ruolo della stazione di Vicenza; per noi dev’essere il cuore del trasporto vicentino, ovvero il riferimento per tutti i treni principali, rapidamente collegata alle stazioni locali da treni ad alta frequenza. Per l’Associazione Industriali, la fermata dei treni più veloci dovrebbe essere appena fuori città, per garantire un collegamento immediato a chi la raggiunge in auto.
A parte questa diversità di vedute, il presidente concordava sul fatto che lo sviluppo delle rete metropolitana porterebbe vantaggi a tutto il territorio. Sia in termini diretti (lavoro per le nostre imprese) che indiretti (abbattimento del traffico, miglioramento dei trasporti, possibilità di muovere più rapidamente merci per le nostre aziende, eccetera).

Con gli ultimi progetti in arrivo da Rfi/Italfer ci troviamo con una ipotesi che troverebbe d’accordo anche Vicenza Centrale che, guarda caso, aveva sempre puntato al semplice raddoppio dei binari da Vicenza ovest a Verona. Se ben sviluppata, l’ipotesi darebbe ragione a chi ha a cuore il progetto Vicenza Centrale e il trasporto su rotaia; a patto che vada di pari passo con l’idea di sviluppo della rete metropolitana. Il raddoppio dei binari infatti dovrebbe essere sfruttato come valore aggiunto per dare strada a un trasporto metropolitano che darebbe più “sistema”, ovvero più pubblico, alla stessa alta velocità. Altrimenti la nuova fermata per treni veloci sarebbe soltanto un vantaggio per pochi pagato da tutti.

Cosa fare oggi per dare corpo a questa possibilità al riparo da errori macroscopici? Secondo noi è essenziale coinvolgere le amministrazioni locali interessate, a partire dai Comuni. Perciò abbiamo scritto ai sindaci di Altavilla Vicentina, Brendola, Creazzo, Montebello, Montecchio e Sovizzo perché prendano subito in esame il progetto in questione: il tempo che la legge concede per fare osservazioni è pochissimo e il silenzio (o il disinteresse) significano dare carta bianca a chi ha dimostrato di non avere a cuore niente a parte il guadagno immediato e personale.
Quel che va invece fatto è un pensiero comune: darsi un obiettivo preciso sul futuro dei trasporti, creare una rete tra tutti Comuni e fare un fronte unico per portare a casa risultati veri. Ma il tutto coinvolgendo i cittadini. Tanto più che le persone, nel frattempo, si muovono e non stanno a guardare: a Vicenza Centrale si è affiancato da qualche mese il gruppo “Montecchio Metropolitana”, che ha elaborato osservazioni e idee a partire dal nostro progetto e le ha inviate, a metà gennaio, al sindaco di Vicenza e al presidente della Provincia Achille Variati. È l’ennesimo tassello di una rete che vogliamo mettere in piedi. Coinvolgendo necessariamente anche Variati, al quale da mesi chiediamo un confronto per dare informazioni e voce ai cittadini.

La rinnovata funzione della stazione ferroviaria diventa oggi una chiave per lo sviluppo futuro della rete vicentina. Per questo abbiamo chiesto, e continuiamo a chiedere, che questa stazione e le vicine stazioni di Montecchio e Altavilla siano progettate e realizzate nella posizione migliore. Che per noi – e per chiunque si occupi di efficienza dei trasporti su rotaia – significa fruibili da tutti, ovvero facili e comode da raggiungere con l’interscambio di mezzi: metro di superficie, mezzi pubblici, auto, bici e pedoni. Tutti hanno la stessa importanza e la stessa priorità. Infine, pretendiamo che il progetto sia sempre pensato con una visione globale: prima di prendere vita dovrà guardare agli interessi di tutto il Vicentino e di tutti i viaggiatori. Una ferrovia con treni frequenti, leggeri e veloci (da Venezia a Torino, da Bassano a Valdagno, da Schio a tutte le nostre zone produttive e commerciali) è la sola cosa che serve davvero. Avanti come treni!

*Matteo Rinaldi per Vicenza Centrale