BpVi, con recesso bruciati 4 miliardi

La decisione del cda della Banca Popolare di Vicenza di fissare il diritto di recesso a 6,3 euro ad azione attribuisce all’istituto berico un valore di 592 milioni di euro, a fronte dei 4,51 miliardi che capitalizzava sulla base del valore di 48 euro ad azione fissato dall’assemblea l’11 aprile 2015. Per i soci della BpVi si tratta di una perdita potenziale di quasi 4 miliardi di euro, pari all’87% circa del valore dei loro titoli, che sale al 90% per chi ha sottoscritto gli aumenti di capitale lanciati a 62,5 euro nel 2014 e nel 2013.

Il recesso può fornire una prima indicazione del valore del titolo in vista della quotazione in Borsa. Ai sensi dell’articolo 2437-ter del codice civile il valore di liquidazione delle azioni è infatti determinato tenendo conto «della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonché dell’eventuale valore di mercato delle azioni». In ogni caso la possibilità di uscire, non votando a favore della trasformazione in Spa, è solo virtuale: la banca ha infatti comunicato di aver limitato «in tutto e senza limiti di tempo il rimborso», avvalendosi della possibilità offerta dal decreto Renzi e dalle disposizioni attuative della Banca d’Italia.

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