De Luca: «il Pd a Roma è un partito di m…»

Il Pd a Roma? «Un partito di merda». Oppure: «Se non mi rompono il cazzo, chiudiamo per la metropolitana e l’aeroporto». Così nel maggio del 2013 l’allora viceministro alle Infrastrutture Vincenzo De Luca, oggi governatore della Campania, si confidava con suo figlio Piero. È quanto emerge dagli atti della Procura di Salerno che vedono De Luca indagato per falso in atto pubblico – con altre 25 persone, per frode, turbata libertà degli incanti, peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla variante da 8 milioni per piazza della Libertà a Salerno.

Un comitato «politico-affaristico», scrivono gli investigatori della Guardia di Finanza. Di più: «un’organizzazione che agisce sotto una regia politica» e «tende ad orientare i propri interessi verso la gestione degli appalti e degli affidamenti per la costruzione delle più importanti opere pubbliche». Il 9 maggio 2013, scrivono gli inquirenti, De Luca riferisce riferisce «a suo figlio Piero qualcosa che gli sarebbe stato richiesto la seguente frase che potrebbe essergli stata rivolta: “Pensa a dare i soldi”. La replica di Piero, pur non risultando comprensibile, è sintomatica di un’espressione di meraviglia» e De Luca reagisce: «Ah no, è un bordello a Roma. Partito di merda».

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