Arena, “archistar” divise su copertura

Le star dell’architettura si dividono sull’intenzione del Comune di coprire l’Arena per prolungare la stagione lirica anche in inverno o in caso di maltempo. «La copertura dell’Arena si può fare. Io parteciperei volentieri al concorso di idee – commenta sull’Arena Mario Bellini, architetto e designer di fama internazionale – Il progetto, purché di altissima qualità, non sarebbe un insulto al monumento. Ricordiamoci che le gradinate del Colosseo, l’anfiteatro per eccellenza, erano ombreggiate dal velarium. Si possono studiare soluzioni brillanti – continua Bellini – che servano anche per preservare il monumento e farlo partecipare ancor di più alla vita della città. Ma per questi concorsi, serve una commissione seria di tecnici e storici, capace di stabilire i parametri e giudicare le proposte. E poi bisogna essere sicuri di avere il budget per la realizzazione, che sarà davvero imponente, dovendo includere una precedente analisi del peso e delle spinte che l’Arena può sopportare».

La copertura dell’Arena è invece «una grana che lascio risolvere agli altri», dice lo svizzero Mario Botta, discepolo di Carlo Scarpa. «Coprire l’Arena, un monumento che è nato scoperto, è come voler togliere il tetto al Pantheon. La si trasforma in un’altra cosa -commenta Botta – Per farlo, per carità, si può fare: tecnicamente è possibile, voglio dire. Ma la realizzazione è difficilissima, quasi inverosimile, a causa della collocazione e del contesto in cui si trova l’anfiteatro, non esattamente in una prateria. Insomma, ci vorrebbe una carpenteria degna della metro di Tokio». Possibilista è l’archiatra Massimiliano Fuksas (in foto): «La proposta di coprire l’anfiteatro di Verona – osserva – è paragonabile al caso dell’Arena di Nimes. L’intervento renderebbe possibile la fruizione dello spazio anche nelle stagione invernale, consentendone l’utilizzo durante tutto l’anno. Semmai il problema della questione, riguarda il livello di qualità delle idee, che deve essere molto elevato».

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