BpVi, comitati divisi su Spa e Borsa

I comitati dei risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza si dividono all’indomani della fissazione del prezzo di recesso delle azioni a 6,30 euro per un taglio dell’ 87%. «Lungi da me rivolgere appelli – dice al Corriere del Veneto l’avvocato Renato Bertelle (in foto) – ma non biasimo certo chi ha deciso di portar via dalla banca anche i soli mille euro di conto corrente. A questo punto, visto che il 55% dell’aumento di capitale è stato blindato a favore di investitori istituzionali, muoiano pure Sansone e tutti i Filistei». «Difficilmente potremo recuperare tutto il maltolto – è l’opinione di Valter Rigobon, segretario di Adiconsum Veneto – ma si può lavorare per avere risultati accettabili per le famiglie che hanno investito i risparmi in azioni BpVi. Un tavolo lo abbiamo aperto, vedo consapevolezza e disponibilità ad ascoltare».

Crea divisioni anche il comportamento che dovrebbero tenere i soci all’assemblea sulla Spa il 5 marzo. Se Daniele Marangoni (Noi che credevamo nella BpVi) e Andrea Arman (Azionisti associati BpVi) annunciano per sabato 27 febbraio, a Vicenza, la presentazione di un piano industriale alternativo alla trasformazione in spa, e il loro voto negativo all’operazione, per Francesco Celotto (Associazione soci banche popolari venete) dire di no sarebbe invece «pericoloso per tutti». Sulla stessa linea Andrea Beretta Zanoni (Futuro 150) che considera l’opzione ineludibile e vede piuttosto, come rischio, l’effettivo raggiungimento dell’aumento di capitale di 1,5 miliardi.

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