“Futuro 150”, neo-presidente è Fortuna

È Silvio Fortuna il presidente dell’associazione “Futuro 150 Soci Banca Popolare di Vicenza”, nominato dal Consiglio direttivo nella seduta di ieri. Fortuna, è amministratore delegato di Arclinea arredamenti e presidente della Fondazione studi universitari di Vicenza. In passato è stato consigliere di amministrazione e presidente di Aim sotto la giunta di centrodestra guidata da Enrico Hullweck. Fortuna ha cooptato nel direttivo dell’associazione l’assicuratore vicentino Alessandro Belluscio e l’ex presidente degli industriali del Veneto non ché già vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza Comm. Giancarlo Ferretto, entrambi tra i soci fondatori di “Futuro 150”. Confermato Andrea Beretta Zanoni nel ruolo di coordinatore tecnico. Il Consiglio ha valutato le comunicazioni date dal consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Vicenza relativamente al prezzo di recesso ed alla procedura di aumento del capitale sociale. «Pur nella consapevolezza della criticità del momento, che ha anche importati risvolti economici e sociali per il territorio – commenta il presidente Fortuna – l’associazione prende atto dell’attenzione che la Banca ha riservato ai soci attuali attraverso il meccanismo di incentivo alla sottoscrizione ed al mantenimento delle azioni».

«A meno di un mese dall’assemblea – spiega Beretta Zanoni – tutti ci auguriamo che i passaggi attesi nei prossimi mesi (trasformazione in Spa, aumento di capitale e quotazione) si concludano positivamente. In ogni caso emergerà una compagine sociale profondamente diversa rispetto all’attuale. I soci attuali, che sono espressione del sistema territoriale che ha storicamente guidato la Banca, vogliono avere una voce in capitolo sulla nuova governance? Se la risposta è sì, i soci devono trovare il modo di compattarsi e organizzarsi per contare. Rispetto ad altre associazioni di azionisti che spingono per la bocciatura della trasformazione e del piano industriale – continua l’economista – teniamo a precisare che, sui prossimi passaggi della trasformazione in Spa, aumento di capitale e quotazione, la strada è obbligata ed è tracciata dalla legge. Votare “no” significa consegnare la banca al commissariamento e aprire la strada al rischio di default. E’ una fase molto critica – conclude Beretta Zanoni – la direzione della Banca dovrà fare tutto il possibile per recuperare un rapporto di fiducia ed essere credibile agli occhi dei propri soci, dei clienti, del mercato. Il mercato, infatti, valuta negativamente il fatto che non si riesca a fare un patto tra i soci. Se il mercato non crede nella nuova BpVi, il male peggiore è che l’aumento di capitale non venga sottoscritto autonomamente e questo significa assenza di fiducia sul piano industriale presentato».