«BpVi? Quasi quasi conviene liquidarla»

Il comune socio cornuto, mazziato e senza speranza fa due conti col commercialista. E arriva ad una conclusione sorprendente. Ma neanche tanto

Sei riuscito a parlargli, al Tonino?
Sì, stamattina. Ho appena messo giù.
E allora?
Sai com’è fatto il mio commercialista: si diverte, lui.
Te l’ho sempre detto che è un canchero e che dovevi cambiare.
Ma no. È vero, ama scherzare, ma poi le cose le sa, e le fa bene, anche.
Allora, cosa ti ha detto?
Mi ha detto che se dei nostri 200mila euro riusciamo a portarne a casa ventimila, dobbiamo dirci fortunati. Perché, gli ho chiesto, vuoi che vadano sotto anche quota 6,3 euro? Certo, mi ha risposto.
Così ti ha detto?
Proprio così. E mi ha fatto tutto un ragionamento. Quei 6 euro e 30 sono tutti teorici, perché, tanto, la banca mica te li paga.
E allora? perché hanno fissato quella cifra? Almeno dovevano lasciarci nell’illusione, o no?
No, non potevano. Quando una società cambia forma, il Codice prevede che i soci possano recedere. E deve essere fissato il prezzo a cui le azioni vanno rimborsate. Solo che il governo ha messo in mora anche il Codice Civile.
Ma cosa abbiamo fatto di male, noi, al governo?
No, avevano paura che ci fosse il fuggi fuggi e le banche rimanessero senza soci. Per cui quei 6 euro e 30 sono solo un’indicazione per la Borsa, tutto qua. Ma la Borsa può decidere che le nostre azioni valgono, mettiamo, 3 e non 6,3. E noi ci ritroviamo con meno di 10 mila euro.
Roba da matti!
Poi Tonino mi ha fatto tutto un altro ragionamento: alla fine tutti voteranno sì, ma lui, se fosse socio, voterebbe no sia alla Spa che alla borsa.
Davvero?
Senti qua. Mi ha detto: al valore attuale delle azioni, il capitale della banca ammonta a 680 milioni di euro circa. Il patrimonio supera i 2 miliardi e mezzo. Se l’assemblea respinge le proposte del cda, a dicembre la banca deve essere messa in liquidazione. Per quanto svalutino il patrimonio, lo svalutassero anche del 50%, e non sarebbe semplice, gli azionisti si spartirebbero un capitale che comporterebbe un valore delle azioni almeno doppio rispetto ai 6 euro e 30.
Addirittura?
Sì, lui dice, perso per perso, salviamo il salvabile.
Addio banca, allora…
No, addio a questa banca. Gli sportelli sarebbero venduti, i clienti passeranno di mano ecc. ecc. Non è poi tanto diverso da quello che succederà andando in Borsa, dice Tonino.
Benone.
Poi, come al solito, Tonino si è messo a scherzare. Iorio e Dolcetta sono grandi, mi fa. Il primo va a dire che a lui il 2015 non è piaciuto per niente, vorrebbe che non ci fosse mai stato. Pensa te gli azionisti! Credevano di essere saliti su una corazzata e si ritrovano in uno scolapasta! Dolcetta è ancora più forte. Lui, se lo vogliono, è disposto a restare, ci ha trovato gusto. Lo hanno imbarcato durante il naufragio e lui pensa già alla prossima crociera…
Qua ha ragione il tuo Tonino.
E poi, non poteva mancare, è finito a parlare di Smiderle. Sai che lui ha la fissa di ‘sto Smiderle. Legge tutti gli articoli e poi ride come un matto. Hai letto, mi ha detto, la paginata di mercoledì questo? Non ti ritieni fortunato? Pensa che Zonin ha sacrificato il suo buon nome per rinviarti di 6 anni il confronto con il mefistofelico mercato! Sei anni di allegra spensieratezza, in cui hai vissuto credendo di avere 200mila euro. Sei anni senza preoccupazioni. E tu, invece di ringraziare, sei capacissimo di essere incazzato nero. Vergogna! Gli ho messo giù il telefono.
Sì, è proprio un fetente quel Tonino lì. Ma quando se la prende con Smiderle, io lo amo.
Vacci piano.