L’amore ai tempi di Tinder

C’erano una volta due persone, si incontravano in bar, ad una cena tra amici, al supermercato al reparto frutta, si guardavano negli occhi, si piacevano, si scambiavano il numero di telefono e cominciava così il corteggiamento che poteva andare bene o male. Quante storie d’amore sono nate tra un peperone e un carciofo, quanti cocktail sono stati bevuti su quel bancone del bar prima di farla innamorare. Bene, ora scordatevi tutto, ora c’è Tinder e senza troppi giri di parole, ci vuole gran poco per trovare chi, in qualsiasi posto del mondo ti trovi, ti chieda di raggiungerlo per consumare non certo un piatto di pasta.

Ho scaricato un anno fa Tinder, ci ho giocato un po’ per capire come funziona e per scoprire com’è l’amore oggi. In pratica con questa app si decide in base ad una foto se un ragazzo ti piace o meno, dopo aver indicato il raggio di km entro il quale lo vorremmo incontrare e l’età. Una volta impostato tutto si inizia. Devo dire che dalla mia foto profilo devo aver attirato un bel po’ di allupati. Quei pochi che mi piacevano mi avevano già aggiunta e dopo due secondi esatti, una volta creato il “match” avevano cominciato a chattare con me. «Cosa fai, dove vivi…», solite domande. Ma su Tinder si arriva subito al sodo: «quando ci vediamo?». Cavolo, ho pensato che fosse un fantastico modo per rimorchiare, poi ho capito meglio le intenzioni, non di certo solo conoscitive e ho lasciato stare pensando che è tutto una gran tristezza.

Ragazzi carini ridotti ad usare un’app del genere. Alcuni mi hanno detto che per loro non è necessariamente un modo per portarsi a letto le ragazze, certo, è più facile trovare chi ci sta. Però è anche un modo per attaccare bottone. Mi hanno detto: «sai, una come te, neanche la posso avvicinare al bar, non mi guarderebbe neppure in faccia». L’ho preso come un complimento e mi è pure salita l’autostima.

Ok, grazie però: punto primo, ci sta pure di ricevere un “NO” nella vita, non vi pare? Punto secondo, se non ci provi non lo saprai mai! E allora ho pensato che siamo schiavi del giudizio degli altri. Che non siamo capaci di incassare un “NO”, che ci piace essere compiaciuti e non accettiamo il rifiuto, come neppure siamo più in grado di aspettare, di corteggiare.

Però dietro una tastiera tutto è più facile. Tutti si sentono più forti e meno vulnerabili e alla fine le parole, quelle dette guardandosi occhi negli occhi sono sempre quelle che ti segnano. Un “NO” visualizzato su uno smartphone non vale nulla, poco importa, ma è quello che ti dice la ragazza al bar che vale, che ti ferisce. E anche se sono una geek girl, col telefono sempre in mano, non posso che dirvi di staccarvi dallo smartphone e di cercarla là fuori la ragazza, di faticare pure per conquistarla, che di donne che aspettano di essere corteggiate ce ne sono tante.