BpVi, nel 2001 era già tutto chiaro/1

Quindici anni fa gli ispettori di Bankitalia avevano individuato errori, orrori e magagne della gestione Zonin. Mettendole per iscritto. Prima puntata: valore azione e controlli interni

Persone del milieu bancario assicurano che oltre ad una versione soft delle relazioni ispettive della Banca d’Italia, ne esistono anche di meno ufficiali per i top manager degli istituti controllati. Non sono in grado di dire se quanto sopra sia vero, ma mi è giunta una copia del verbale di un’ispezione della Banca d’Italia alla Banca Popolare di Vicenza che è durata dal 27 febbraio 2001 al 5 luglio 2001. Non è cosa, quindi, di questi giorni, ma mi soffermerò su alcuni passaggi che, se tenuti in considerazione dai vertici della banca e controllati successivamente da parte dello staff ispettivo per verificare se ne fosse stato tenuto conto, avrebbero impedito che si arrivasse a questa situazione incresciosa, a dir poco.

“I processi decisori del cda non sono sufficientemente argomentati anche quando hanno riguardato importanti tematiche, quali investimenti partecipativi, le modifiche dell’assetto organizzativo e la scelta del menagement. Ciò consegue ad un modello gestionale di tipo verticistico che ha, tra l’altro, limitato l’attività del Consesso ad acritiche approvazioni delle proposte presentate”. Traduciamo: Dio propone e l’uomo esegue. E’ evidente di chi sia la responsabilità, praticamente di tutto, ma non è che il cda dell’epoca ci faccia una bella figura. Gli emolumenti erano e sono pingui, ma la dignità?

“Le modalità di determinazione annuale, da parte del cda, del prezzo di emissione, e di rimborso delle azioni sociali, fissato per l’esercizio 2001 in L. 85.196 (euro 44) non sono ispirate a criteri di oggettività, ma esprimono il risultato di un compromesso di valutazioni dei singoli consiglieri, discoste dai conteggi della direzione ammnistrativa (…) non sufficientemente incisiva è risultata l’azione del Collegio sindacale, atteso che sono rimaste irrisolte le più volte rilevate esigenze di miglioramento degli assetti, soprattutto nel settore amministrativo-contabile e dei controlli. L’organo , inoltre, non ha svolto congrue verifiche sulla operatività in derivati speculativi, nonostante le perplessità manifestate in sede di delibera consiliare che ne autorizzava l’avvio”. Se la determinazione del prezzo delle azioni non segue criteri di oggettività, allora su cosa si basa la valutazione? Sugli umori? Sulle esigenze di chi vuole vendere al pubblico un bene e una situazione più florida di quella reale? Come la definisce il Codice un’operazione di questo genere? Anche i comportamenti del Collegio sindacale non sufficientemente incisivi e carenti sull’operazione in derivati speculativi suggerisce quale sia l’utilità di un organo di garanzia che approva quello che gli viene presentato già bello e confezionato.

Andiamo avanti, scusandomi per la lunghezza delle citazioni testuali, ma rendono in pieno da sole il contenuto: “La crescita dimensionale per linee esterne (con acquisizioni, ndr) ha prodotto un assetto di gruppo non rispondente ad un progetto unitario, con aspetti di criticità soprattutto sotto il profilo reddituale, atteso che diverse iniziative stanno evidenziando risultati significativamente discosti rispetto alle originarie previsioni e non compiutamente valutati nel piano industriale. Assumono particolare rilievo:
a) la configurazione che dovrà assumere Banca Nuova, che ha di fatto modificato l’originaria missione a seguito dell’ acquisizione di sportelli di Banca Intesa.
b) I processi di integrazione…. fra la menzionata Banca Nuova e la Banca del Popolo.
c) La definizione per Bpv Suisse di obiettivi e piani di sviluppo realistici e coerenti con lo specifico contesto di mercato.
d) le modalità di rilancio ovvero il ripensamento del ruolo della Nordest Merchant, per la modesta operatività finora espressa….e per la circostanza che per il passato, investimenti partcipativi, tipici del merchanr banking, sono stati effettuati direttamente dalla Banca (cfr Volare Group).
e) I criteri di razionalizzazione delle numerose partecipazioni minoritarie detenute dalla controllata Società bancaria del Nord Est e le modalità di riconduzione, attraverso l’incorporazione di quest’ultima, della gestione dell’intero comparto, nella capogruppo”. Che dire? Pur nell’italiano un po’ faticoso degli ispettori, emerge una cattiva politica economica, invasioni di campo tra una società e l’altra e una gestione confusa delle varie società. Forse, non è azzardato dire che ci sia stato un certo dilettantismo degli amministratori. Sarebbe già disdicevole in un amministratore di condominio, figuratevi in un istituto bancario di quelle dimensioni.

“L’assetto organizzativo, più volte modificato negli ultimi anni con interventi non sempre inquadrabili in un disegno organico, denota carenze – accentuatesi a seguito del rapido processo di integrazione dei rami d’azienda acquisiti – che condizionano la piena funzionalità dei processi. Rilevano in particolare: profili di incoerenza nella macrostruttura, che presenta una disarmonica ripartizione di competenze al vertice e deboli collegamenti funzionali tra le principali aree (commerciale, finanza, organizzazione); sostanziale mancanza di presidi e di strumenti nel risk management; incompleto accentramento in materia di crediti e di contenzioso per la conservazione di omologhi uffici centrali in Treviso e Udine; assenza di un modello univoco di filiale talché la rete presenta modalità di funzionamento diversificate; duplicazioni di attività tra “Sec”, “Informatica Vicentina” e gli uffici interni. Per ottenere il miglioramento del rapporto cost/income dal 67% al 53% ipotizzato nel piano industriale si rendono, quindi, improcrastinabili un sostanziale riesame dei processi lavorativi – al fine di conseguire i necessari recuperi di efficienza e di efficacia –  e un’approfondita riconsiderazione delle politiche del gruppo… Tale assetto… determina:
a) l’assenza di idonee procedure direzionali…
b) l’inadeguatezza degli strumenti a supporto delle aree di produzione, segnatamente della finanza con ricadute sul processo di allocazione delle risorse, sulla definizione degli obiettivi di budget, sull’informativa per le funzioni superiori.
c) un’operatività in alcuni settori ad elevata complessità… non supportata da idonee procedure automatizzate né da formalizzati meccanismi di rilevazione, con potenziale e indesiderata assunzione di rischi.
d) una proliferazione di conti transitori operativi.
e) il ricorso degli utenti a supporti non strutturati, che distoglie risorse dalle attività istituzionali e di verifica, con diseconomie e problemi di validazione e di sicurezza delle informazioni trattate.
Le citate manchevolezze – unitamente alla sostanziale assenza di controlli di linea, alla mancanza di presidi di separatezza ed ai maggiori carichi di lavoro connessi all’integrazione dei rami d’azienda e degli sportelli acquisiti – incidono sul complessivo livello di affidabilità del processo contabile (…) Negative ripercussioni si registrano sulla valenza delle informazioni rese all’Organo di Vigilanza, con errori sistematici nella quantificazione dei saldi medi (…)”. Non c’é bisogno di spiegare nulla. (continua)