Teatro Vicenza, Albanese resiste (e BpVi non se ne va)

Abortita l’ipotesi di FUC (Fondazione Unica Cultura), quella del Comunale fa i conti con le ristrettezze di bilancio. Tirando fuori qualche idea

Sette mesi fa, nel presentare la stagione 2015-2016 del Teatro Comunale, la cui Fondazione presiede da sei anni, non aveva nascosto la sua malinconia per un andamento in grigio scuro, con defezioni crescenti nelle contribuzioni, e aveva lasciato cadere qualche allusione alla opportuna pratica del ricambio. Tre mesi fa aveva detto a questo giornale online: «A meno che non cambino molte cose, mi dedicherò ad altro». L’altro giorno invece, in conferenza stampa per presentare alcuni spettacoli “fuori sacco”, è parso decisamente rinfrancato. Tramontata la malinconia, si è dichiarato di nuovo sereno e motivato. La riconferma di Flavio Albanese alla testa del Comunale vicentino in questo momento è dunque scontata. La cautela dipende solo dalla vorticosa girandola nella quale è immerso il teatro vicentino, del resto comune a numerose istituzioni culturali e di spettacolo, grandi e piccole, in tutto il Veneto. Ma a meno di improvvisi temporali, ad aprile il progettista vicentino – per quanto lui ostenti l’assenza di certezze – succederà a se stesso. E non a caso l’assessore alla cultura Bulgarini d’Elci ha chiarito durante lo stesso incontro che nel prossimo triennio sarà ancora il Comunale a gestire tecnicamente il Ciclo degli spettacoli classici all’Olimpico.

Dopo un 2015 progressivamente sempre più problematico, insomma, il vento è cambiato. E il grande freddo fra il teatro vicentino e la Regione si è trasformato in una promessa di primavera. Eppure, appena nello scorso settembre, il Comunale era stato investito in pieno dalla tempesta clerical-politica sulla presunta blasfemia dello spettacolo di Angelica Liddell, chiamata da Emma Dante, a sua volta voluta l’anno prima proprio da Albanese. Già in difficoltà per le ristrettezze economiche e per l’ostracismo della Regione, “morosa” nei versamenti dovuti e incurante di nominare i suoi rappresentanti in cda, la Fondazione si era vista minacciata di una plateale quanto assurda ulteriore rappresaglia economica dalla maggioranza di Palazzo Ferro Fini. Rimaste in sospeso le minacce regionali, il testimone era passato alla minoranza in Comune a Vicenza, stesso versante politico (all’ingrosso) della maggioranza regionale. Il centrodestra vicentino vedeva una Fondazione ormai agonizzante per difficoltà economiche insormontabili, acuite dalla crisi della Banca Popolare di Vicenza, socio fondatore, che veniva considerato in uscita certa, anche contributiva. Del resto, non è che Albanese vedesse molto più rosa. Tracciando l’identikit del suo successore, nell’intervista che abbiamo citato all’inizio, lo aveva descritto così: «Uno molto bravo a gestire la riduzione delle risorse». Poco prima di Natale andava in scena un consiglio comunale monografico sul Teatro Comunale che partoriva peraltro un documento bipartisan di sostegno alla Fondazione e un invito alla Regione a fare la sua parte. Prezzo politico, la rinuncia da parte di Variati al suo progetto della Fondazione Unica per la Cultura.

Si arriva così alla cronaca di queste settimane. In Regione sembra ancora notte fonda, quando emerge che il bilancio di previsione del Veneto assegna alla cultura la miseria di 4,7 milioni. L’alba comincia a spuntare con l’ormai leggendario caffè fra Zaia e Alessandra Moretti, dopo il quale le rivendicazioni del Pd per la cultura trovano corsie privilegiate. Alla fine, dalle gramaglie assolute dei 4,7 milioni si passa a 7,5 milioni. Un bel salto, ma la cifra è comunque gravemente inadeguata. Infatti, quando si fanno un po’ di conti, si vede che in arrivo qua e là per il Veneto ci saranno solo poche briciole in più. Mentre tanti quattrini finiranno in non ancora bene specificati “grandi eventi”. Per la Fondazione del Comunale, si tratta di 60 mila euro. Una tisana, dopo il caffè, che in termini relativi vale quasi il raddoppio della sovvenzione. E questo dice tutto. Si passa da 80 a 140 mila euro; la quota annuale, fissata nello statuto, sarebbe di 200 mila euro che da anni la Regione non paga interamente. Nel 2010, da Venezia erano arrivati 450 mila euro.

Altri tempi. Ora, tanto basta perché l’umore di Albanese viri al positivo, dichiari cessato il momentaccio in cui sembrava che tutti fuggissero, forte anche del fatto che Popolare Vicenza per il momento se ne sta al suo posto e che come socio non fondatore ma sostenitore c’è la rassicurante Fondazione Cariverona. I conti restano negativi, ma la riserva tutela il bilancio. E le prospettive sono meno oscure che nel recente passato. Lui nega che si apriranno nuovi scenari, che la modesta crescita del contributo regionale possa portare ad esempio a riattivare un dialogo con lo Stabile del Veneto, bloccato da quando il Comune di Vicenza è uscito dalla compagine societaria. Sta di fatto che l’accigliato presidente che pochi mesi prima, off the records, diceva che se fosse stato per lui, avrebbe già messo in mora la Regione, oggi ritrova energia e idee. Vedi caso fra queste idee c’è uno po’ di spazio per le “espressioni del territorio” nell’ambito teatrale, con la convocazione fra gli altri anche di Natalino Balasso, presenza importante nell’attuale stagione dello Stabile. Che dell’attenzione al territorio fa da tempo la sua bandiera. Politique d’abord, insomma, al di qua delle sinergie vere o possibili. Ma se è tutto qui, perché non pensarci prima? È solo questione di 60 mila euro in più?