La storia del videogame più brutto di sempre

Qualcuno l’ha definito “il videogame più brutto di sempre”. Di certo ET, prodotto da Atari nel 1982, fu un flop gigantesco e contribuì alla crisi che segnò il declino dell’azienda. Atari pagò 21 milioni di dollari per aggiudicarsi i diritti sul videogioco tratto dal film di Spielberg e affidò l’incarico al giovane programmatore di punta Howard Scott Warshaw. «Avevo 5 settimane per farlo – ha raccontato alla Bbc Warshaw -. Normalmente impiegavamo dai 6 agli 8 mesi per sviluppare un gioco, non 5 settimane». Il programmatore ideò una sfida in cui il giocatore doveva aiutare ET a “telefonare a casa”, costruendo un telefono interplanetario. Per trovare i pezzi era necessario districarsi tra agenti segreti e scienziati. Il gioco venne stampato in 4 milioni di copie e Atari investì 5 milioni di dollari nella più grande campagna pubblicitaria mai realizzata per un videogame fino ad allora.

ET però, semplicemente non era divertente e vendette “solo” 1 milione e mezzo di copie. Fu un tale tracollo che Warshaw cambiò lavoro: divenne prima agente immobiliare e poi psicoterapeuta. «In parte anche per compensare il senso di perdita e la depressione che avevo provocato con il gioco di ET» scherza oggi l’ex programmatore. ET rimase comunque una leggenda e con il tempo iniziò a circolare la voce che Atari avesse seppellito tonnellate di giochi invenduti nel deserto del New Mexico. Dopo oltre trent’anni, nel 2014, la città di Alamogordo diede il permesso di scavare per cercare i giochi e Warshaw fu invitato ad assistere. Le ricerche dettero esito positivo e i resti dei giochi riemersero dal terreno. «C’era una fila lunghissima di fan che erano arrivati da tutto il Paese», ricorda Warshaw. Non male per il peggior videogame di sempre.

Fonte

Tags: