Tele rubate a Castelvecchio, noi non dimentichiamo

Sono passati tre mesi dal furto-choc, senza nessuna novità. Silenzio sulla direttrice Marini. E intanto in tv la beffa: si mostra il museo come se le opere ci fossero ancora…

Con questo articolo, Francesco Prando (ex caporedattore de L’Arena) comincia la sua collaborazione a Veneto Vox.

L’unica cosa certa, a tre mesi dal clamoroso furto di opere d’arte nel museo di Castelvecchio – che ha fatto ridere mezzo mondo per la superficialità dimostrata nella poca cura dedicata ai problemi della sicurezza e gettato nello sconforto l’intera Verona per la sciatteria dimostrata verso un patrimonio inestimabile – è che ci sarà uno strascico legale, con conseguenti spese per i cittadini.

Dopo che i buoi sono scappati, l’amministrazione guidata da Flavio Tosi si è affidata al professor avvocato Claudio Consolo per «tutelare l’amministrazione comunale nei confronti di Sicuritalia, la compagnia di vigilanza, per le omissioni riscontrate». Insomma, per ora gli unici che ci guadagneranno sono, come spesso accade, gli avvocati. L’irruzione, lo ricordiamo, era avvenuta nel museo di Castelvecchio in un momento preciso, alle 19.30 di giovedì 19 novembre, appena prima della chiusura. La falla in cui i ladri sono riusciti a infiltrarsi è stato il passaggio di testimone fra la cassiera, l’unica rimasta della decina di dipendenti del turno diurno, e la guardia giurata dell’agenzia di vigilanza cui era stato affidato il servizio notturno. Tre uomini armati avevano immobilizzato la guardia e imbavagliato la cassiera con il nastro adesivo. I due avevano poi costretto il vigilante ad accompagnarli nelle sale espositive, dove avevano rubato 17 quadri, fra cui preziosissimi capolavori di Mantegna, Pisanello, Caroto e Rubens. Il terzo uomo intanto controllava che la cassiera non si muovesse. La banda aveva agito con tutta calma: 80 minuti hanno impiegato, nell’operazione di staccare i quadri senza che nessuno si accorgesse e riuscisse a dare l’allarme. Per allontanarsi, infine, i tre avevano utilizzato l’auto della stessa guardia, sparendo nel nulla.

Paola Marini, la direttrice del museo (in foto), é oggi per mandato ministeriale alla guida delle prestigiose gallerie dell’accademia di Venezia. Si proclama vittima di questo gigantesco danno a Verona, ma lei dov’era? Attovagliata a ricevere un riconoscimento al ristorante “Dodici Apostoli” come premio del lavoro svolto a Verona. «Sono un direttore di museo» ripete con il suo solito tono professorale, «non un’esperta di sicurezza». Ma nella sua veste di direttore non ha, come il buon padre di famiglia, la preoccupazione di sapere se quando lei se ne va, ci sia qualcuno che vigili avendo tutti i mezzi necessari per vigilare al meglio? Come può stare tranquillo il direttore di un museo se sa che a una certa ora la guardia del tesoro rimane solo con la cassiera? In tutti questi anni non ha mai preteso dall’amministrazione comunale di avere un sistema di controllo adeguato? Oppure ci si comporta sempre in modo formale, finché la barca va?

Quella notte che venne Vittorio Sgarbi a Castelvecchio per uno dei suoi blitz, la dottoressa Marini si precipitò al museo. La pubblicità e gli elogi di Sgarbi erano assicurati. Forse sarebbe stato meglio che anche il 19 novembre scorso fosse arrivato Sgarbi: con le sue incursioni fuori programma, forse sarebbe stato l’unico in grado di scombinare i piani ben programmati del ladri. Loro sanno che ogni anno, quella sera e a quell’ora c’è un direttore che viene premiato da qualche parte. Che tristezza poi, per ironia della sorte, veder passare in televisione sul canale culturale della Rai, il 54 del digitale terrestre, le immagini di un museo di Castelvecchio ancora bello pieno con tutte le sue opere. State certi che su questo tema non faremo calare il silenzio, come vorrebbe qualcuno.