«Gioco d’azzardo, bar come casinò»

«Una mattina eravano in un bar. Nella mezz’ora in cui siamo stati seduti al nostro tavolino, una persona sembrava pietrificata davanti alla slot. Gli unici movimenti erano quelli della mano che metteva monete nella macchinetta. Il nostro documentario è nato quel giorno, in quel bar». Così sull’Arena i registi e sceneggiatori piemontesi, Vieri Brini ed Emanuele Policante, raccontano com’è nata l’idea del loro docu-film di 70 minuti sulle vittime del gioco d’azzardo intitolato “Rifiutati dalla sorte e dagli uomini” che fu presentato anche a Verona al cinema Santa Teresa un anno fa. «I bar da luoghi sociali stanno diventando piccoli casinò, con clienti che, completamente alienati da ciò che gli sta intorno, non partecipano alla vita collettiva ma dedicano tutto il tempo libero, e non solo, alla slot. E altri attendono il proprio turno, come si aspetta che si finisca di leggere il giornale per impossessarsene».

In Italia si calcola che il gioco d’azzardo riguardi tra l’1,27% e il 3,8 % della popolazione: tra le 770mila e i 2,3 milioni di persone. Il numero di persone affette da sindrome Gap (gioco d’azzardo patologico) oscilla invece tra le 300 mila persone e il milione e mezzo. Nel 2013 le 380mila slot machine sparse nell’intero territorio nazionale hanno inghiottito oltre 80 miliardi di euro. Intanto i giocatori d’azzardo patologici ricoverati in strutture di recupero sono in costante crescita.

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