Bertelle (Ass. Azionisti BpVi), lettera a Iorio

«L’ad nel suo esposto ha fatto solo i nomi di Sorato, Piazzetta e Giustini. Avrebbe dovuto fare anche quelli di Zonin e cda»

Caro direttore,

abbiamo appreso pochi giorni fa, con tempismo perfetto in prossimità dell’assemblea dei soci della Banca Popolare di Vicenza del 5 marzo, che il 31 luglio 2015 l’amministratore delegato Francesco Iorio presentò in Procura a Vicenza un esposto sui gravi fatti illeciti emersi dai controlli dell’audit interno e sulla scorta del lavoro del team di Bce e di Bankitalia, l’ispettore capo della quale, Emanuele Gatti, era stato sentito ed aveva denunciato tali illeciti al pm Salvadori.

Con tale esposto egli volutamente colpì solamente l’ex direttore generale Sorato e gli ex dirigenti Giustini e Piazzetta, tenendo fuori il presidente della banca allora ancora in carica, Gianni Zonin, avallando in tal modo il mantra che “il cda non sapeva nulla”. Iorio, che da Zonin e da Dolcetta é stato presentato come il grande tecnico salvatore della banca, non può tenere un piede in due scarpe e tanto meno può tentare di farci credere, con la pubblicazione della sua denuncia, di essere favorevole all’azione di responsabilità.

E’ vero che questa sarebbe stata sicuramente impedita dalla ingombrante presenza dei 12 consiglieri responsabili in quanto facenti parte della vecchia gestione, ma Iorio, che sicuramente nel luglio scorso conosceva la responsabilità del vecchio cda, avrebbe potuto e dovuto e dovrebbe dare dei segnali forti contro i vecchi amministratori e contro lo stesso collegio sindacale, e non farci credere di aver aperto la strada per quella azione di responsabilità che invece coprì addossando la responsabilità dei gravi fatti sopra indicati soltanto a Sorato ed ai due dirigenti.

A tal proposito si nota che le predette operazioni illecite non potevano essere poste in essere dal solo Sorato, cui mancava la competenza essendo “solo” direttore generale, ed esse dovevano necessariamente essere approvate dal cda. A tal proposito, poiché – anche per quanto si legge nel provvedimento 2/11/2015 N.R.G. 1159/2015  con cui il giudice del lavoro, dott. Campo, ha rigettato il sequestro chiesto dalla banca nei confronti di Sorato, nel quale provvedimento si dice espressamente che “la stessa società nelle note autorizzate evidenzia che il contenuto dell’azione esercitata è sostanzialmente quella fondata sugli stessi presupposti dell’azione di responsabilità nei confronti  degli amministratori, differendone esclusivamente per la titolarità e per i presupposti (delibera assembleare)”.

Avendo il cda concorso nell’esecuzione dei fatti illeciti di cui sono accusati Sorato, Giustini e Piazzetta, i componenti del consiglio possono essere oggetto dell’azione di responsabilità nel luglio scorso tralasciata dal dott. Iorio, che é tornata all’attenzione pubblica solo con la pubblicazione della notizia dell’esposto. Tanto ritengo di dover rendere noto, quanto meno per onor di verità.

Renato Bertelle
presidente Associazione Nazionale Azionisti Banca Popolare Vicenza

 

Caro Bertelle,
la Iorio’s version é identica a quella pronunciata da Zonin il 5 settembre 2015: la responsabilità ricade sull’ex management, sentenziò l’allora presidente (già smentito dal Tribunale di Vicenza, per altro). Ma essere stata resa di pubblico dominio una settimana prima dell’assemblea decisiva non gli varrà – lo abbiamo già scritto – come lasciapassare per uscire tranquillo da tutta questa storiaccia. Né a lui, né a Zonin né a tutti – sottolineato tutti – gli amministratori, ex o non ex. a.m.