Elezioni Usa, vademecum per capirci qualcosa

Gli incontri itineranti sulle elezioni presidenziali spiegati dai protagonisti: Diamanti e Pregliasco (YouTrend) e Costa (Il Post)

Roma. Arrivo al Caffè Letterario inaspettatamente puntuale, quattro chiacchiere con gli amici, un buffet al volo in questo posto che non è né un locale, né una biblioteca, né un centro culturale, ma un po’ tutto insieme. E’ divertente pensare come la prima volta che ci ho messo piede con l’intento di studiare, mi sono ritrovata catapultata all’interno del set dell’ultimo film dei fratelli Vanzina. Non ho ancora capito se ho avuto fortuna, quella volta. Oppure, sfiga.

Stasera niente set cinematografici o starlette sui tacchi. Stasera provo a fare quella che, finita la sessione esami invernale, rientra nel mondo. O, ci prova. Il tema è impegnato, ma già dal nome dell’evento e dalla disposizione delle poltrone sul palco capisco che il tono è informale. Niente tavoli simil-cattedra, cartellini identificativi o altro. E poi, su, a parlare sono ragazzi della mia età. Vuoi proprio che appallino?

“Le elezioni americane, spiegate bene”. Ci siamo. Incrocio lo sguardo di un’amica mentre gli organizzatori, Lorenzo Pregliasco e Giovanni Diamanti, di YouTrend, prendono posto lasciando spazio a Francesco Costa, vicedirettore de Il Post, forse uno tra i massimi esperti in Italia in termini di politica americana. Con la scusa di costringersi a restare sul pezzo – racconta mentre l’evento ha inizio – ha dato il via a una newsletter di aggiornamento. Tanti sono stati gli iscritti che ha dovuto chiedere a chi gestisce il servizio di aumentare il tetto massimo. Un successo sorprendente, un successo che, forse, ci dice che l’Italia (politicamente) non è spenta. Se poi, tra le 200 persone a occupare i vari angoli del locale, l’età massima è sulla trentina, ad esclusione di qualche giornalista canuto, allora la formula del “giovane attira giovane” può funzionare. E può funzionare bene.

Il format è semplice, i microfoni passano da una bocca all’altra. Un tono scherzoso accompagna l’uso di video, a esemplificare le parole e i concetti dei relatori. Si parte da Trump, un filmato ironicamente lo ritrae nella ripetizione incessante della parola China. Poi i Repubblicani ancora in corsa, Marco Rubio, Ted Cruz, Jhon Kasich o Ben Carson, il neurochirurgo che forse non ha tra i propri obiettivi la Casa Bianca. Forse ingenuamente, oggi scopro che candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti d’America non implica esattamente il voler fare il Presidente. A volte, serve solo per farsi conoscere un po’ e raggiungere altri scopi. Non stupisce l’impennata nella vendite dei libri di Carson.

E’ complicato, ma entusiasmante, il processo che porta alla votazione del Presidente USA, basta un piccolo errore per rovinare una campagna elettorale, ma non basta un discorso geniale per vincere le elezioni. Gli Stati americani sono chiamati a votare con un ordine preciso, prima Iowa e New Hampshire, piccoli e sufficientemente variegati da permettere a tutti i candidati di gestire una campagna elettorale, anche a chi parte con un budget limitato. Una sorta di banco di prova facilitato.

Il Partito Repubblicano e il Partito Democratico devono scegliere i candidati da mettere in campo. Come? Primarie o caucus. Ogni Stato è libero di scegliere la modalità. Sulle primarie, basti pensare all’Italia per capirne il funzionamento. Il bello sta nei caucus. Momenti di vera e propria aggregazione, quasi una grande festa di paese, organizzati separatamente dai due Partiti. Ci si riunisce tra bandierine, striscioni, e slogan. Qualcuno è delegato a rappresentare i candidati – Bernie Sanders e Hillary Clinton tra i democratici, ad esempio – ed esporne idee e programmi. Gli indecisi sono incitati a prendere posizione a suon di discussioni, non manca l’ilarità che caratterizza i momenti in cui ci si conosce più o meno tutti. E qui, come vota una delle più grandi potenze mondiali? Semplice, per alzata di mano.

Altra cosa sorprendente è come la presa in giro, la beffa all’avversario, sia non solo socialmente accettata, ma tradizionalmente inserita all’interno della campagna elettorale, anche pubblicitaria (negli Stati Uniti la televisione è, differentemente dall’Italia, un mezzo politico utilizzato su larga scala). Spesso i candidati giocano sulla gaffe dell’avversario. Francesco Costa cita l’imitazione che Trump non risparmia a Rubio, in cui pone l’accento sull’iperidrosi del suo sfidante repubblicano o sull’impasse della bottiglia nel più importante discorso senatore della Florida ai cittadini americani.

La situazione sembra abbastanza chiara, all’alba del Super Tuesday, il momento centrale delle primarie dei due Partiti in cui si vota in molti Stati contemporaneamente. Lo scontro Trump vs Clinton è, ormai, quasi scontato. Ne parliamo con Giovanni Diamanti, tra i fondatori di YouTrend, magazine di numeri e sondaggi sul mondo della politica. «Il successo di Donald Trump è evidente, ma la vera sorpresa è che Ted Cruz vince in 3 Stati, Alaska, Oklahoma e Texas (il suo), laddove Rubio riesce solo in uno». Fino a poco prima del martedì di fuoco, per l’ala del Partito Repubblicano contraria alla figura di Trump, era Rubio l’avversario da schierare contro il miliardario. «Ad oggi», precisa Diamanti, «l’ala del Partito Repubblicano che puntava tutto su Rubio si trova di fronte a una grossa sfida, scegliere Cruz e schierarlo contro Trump o accettare Trump in via definitiva. E nel Partito Democratico? «Sanders, non male. Doveva vincere in Massachusetts, dove invece ha perso. In ogni caso, per ora, non si ritira», puntualizza. L’iniziativa di YouTrend è itinerante. Il 15 marzo saranno a Forlì, poi a Pisa e Torino. E se si parla di giocare in casa, «una tappa a Vicenza è nel cassetto, basta trovare una data», confessa Giovanni Diamanti.

Ho spesso pensato a cosa volesse dire fare buona informazione. Serve competenza, certo. Chiarezza. Ma, serve anche la capacità di divertire chi ti ascolta, facendo sorridere, ridere, e riflettere. Tutto insieme. Buona informazione è quando chi torna a casa ha voglia di approfondire e saperne di più. Intanto, mi sono iscritta alla newsletter di Costa.