Scuola, le sparate di Renzi

Concorso docenti per primarie e secondarie: non ci saranno nuovi insegnanti. Ecco perché

Annunciate con gran pompa da Renzi il 21 gennaio scorso, le procedure per il nuovo concorso per selezionare i 63.712 docenti delle scuole primarie e secondarie sono iniziate in questi giorni. «Sceglieremo gli uomini e le donne migliori perché vadano a insegnare», dichiarò nella conferenza stampa Renzi. Ma è proprio così? Facciamo un po’ di chiarezza.

Gli insegnanti ora sono o di ruolo o supplenti. Questi ultimi sono suddivisi in tre tipologie: la prima comprende precari abilitati prima del 2009, la seconda gli abilitati dopo il 2009 e infine i non abilitati, che appartengono alla terza tipologia. La grande maggioranza di tutti questi supplenti è comunque in classe a insegnare con incarico determinato annuale o di durata più limitata. Coloro che possono accedere alle prove concorsuali, invece, sono solo gli abilitati dopo il 2009. Infatti, quelli della prima tipologia che non sono inseriti in una graduatoria a esaurimento (GAE), entrano in ruolo nel corso degli anni per anzianità di servizio, mentre i non abilitati, terza tipologia, restano esclusi fino a nuove abilitazioni o concorsi che sono vagamente annunciati.

I 63.712 docenti che vinceranno il concorso (circa 1/3 dei 200.000 docenti abilitati di seconda tipologia che quasi tutti già insegnano) avranno come unica novità l’assunzione a tempo indeterminato ed eventuali spostamenti di sedi o di Regione. Tutti i perdenti del concorso continueranno a lavorare nella scuola con contratto a tempo determinato, perché potranno iscriversi nelle graduatorie d’istituto. La dichiarazione di Renzi è quindi fuori luogo. Non è vero che avremo docenti “migliori”. In cattedra ci saranno sia i preparati sia i meno bravi, che già lavorano. Non ci saranno, in sintesi, nuovi insegnanti. Il ministro Giannini sostiene che la scuola italiana «passa da un’età media di 50 anni a 40»: ma se sono sempre gli stessi i docenti?

Vediamo ora i non abilitati, la terza tipologia, che riguarda coloro che si sono laureati in questi due ultimi anni o non hanno partecipato ai costosi percorsi abilitati organizzati dalle università. La legge sulla “Buona Scuola”, finora, non prevede che questi aspiranti supplenti possano iscriversi nelle graduatorie d’istituto. Qualche aggiustamento ci sarà forse entro l’anno. Già molte graduatorie, specialmente per gli insegnamenti tecnico-scientifici, non hanno iscritti. Inoltre, molti sono i pensionamenti e si dovrà andare a cercare ancora nuovi supplenti. Allora si rimetterà  in moto la macchina dei percorsi abilitati, speciali o meno, prima delle prossime selezioni? Mi domando: vale la pena istituire un costoso e “faraonico” concorso (ogni riferimento al sottosegretario Faraone è puramente casuale) per decidere solo chi immettere in ruolo fra docenti che da anni lavorano nelle scuole?

Saranno necessarie circa 400 commissioni e oltre duemila docenti i come commissari, però senza lasciare l’attività scolastica e sostenuti dal sacro fuoco della missione e del volontariato educativo dato che percepiranno poco più di 200 euro a testa, tassate come straordinario. A ciò si aggiunge la beffa dei candidati per classi di concorso particolari, come ad esempio quelle musicali o di geografia che, per esiguità dei posti e risparmio economico, avranno commissioni attive solo in alcune regioni. Così i candidati dovranno spostarsi dal Veneto alla Campania o dalla Sardegna alla Toscana. Questi tour costano e i precari che inseguono il ruolo non possono neppure chiedere ferie.

Un tempo c’erano le graduatorie per soli titoli degli abilitati. Il caso attuale è simile, la Costituzione lo permette. Il governo, invece, vuole il cambiamento e scegliere i migliori dopo una nuova prova ripetitiva. I più bravi perciò saranno anche i più stremati e più demoralizzati dopo tante corse ad ostacoli, spesso costose, per arrivare all’agognato posto fisso nella scuola senza sapere la sede.