«BpVi, Cappelleri dixit: un altro anno d’indagini»

Una delle associazioni di soci della Popolare di Vicenza ha incontrato il capo della Procura berica. Che non é risultato rassicurante

Un faccia a faccia di una ventina di minuti col Procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, nel bel mezzo del ciclone giudiziario sulla Banca Popolare di Vicenza, non è un fatto banale. Che poi i protagonisti dell’incontro, Enzo Guidotto, Francesco Celotto e Marco Cunial dell’Associazione Soci Banche Popolari Venete, ne rivelino i contenuti, può interessare le migliaia di azionisti che attendono da sei mesi i primi esiti delle indagini svolte dai sostituti Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi.

Cappelleri vi ha rivelato qualcosa di inedito stamattina a Palazzo di Giustizia (in foto), Celotto?
No. Ha garantito  il massimo impegno per giungere in tempi, secondo lui, ragionevoli, probabilmente nella primavera del 2017, alla conclusione delle indagini.

Significa un altro anno. Son tempi ragionevoli anche per lei?
Ha lamentato la carenza di organico. Ad oggi due sono i sostituti che si occupano del caso BpVi, ma i documenti da classificare ed esaminare da parte della guardia di finanza di Vicenza e del nucleo di polizia valutaria di Roma sono ancora molti. Detto questo, i risparmiatori non possono attendere un anno per vedere i responsabili portati a processo con il rischio che tutto si prescriva prima di arrivare in Cassazione.
 
Cosa si dovrebbe fare, secondo lei, per stringere i tempi onde evitare il rischio della prescrizione?
Il ministro Orlando del Pd aveva promesso di destinare nuovi magistrati alla procura di Vicenza. Stando alle parole del procuratore Cappelleri arriverà per sei mesi un rinforzo. Un solo rinforzo e per soli sei mesi. Chiediamo al ministro Orlando uno sforzo particolare. Speriamo che anche il procuratore Cappelleri batta i pugni sul tavolo per chiedere robusti rinforzi. Non possiamo, come spesso accade in Italia, accettare l’ennesimo scandalo senza che nessuno sia condannato in via definitiva.  La nostra associazione invierà a breve una richiesta in tal senso a tutte le forze politiche per sollecitare il potere esecutivo affinchè vengano messe a disposizione della procura di Vicenza tutte le risorse necessarie. Non accetteremo scuse o rimpalli di responsabilità.

E sull’annunciato ampliamento delle ipotesi di reato all’associazione a delinquere e al falso in bilancio, avete ricevuto qualche notizia?
Il procuratore ha sottolineato come ci siano forti elementi per procedere in giudizio per i reati di aggiotaggio e di ostacolo alla vigilanza mentre risulta più difficile da provare la truffa. Ci sarebbero in taluni casi anche gli estremi per ipotizzare il reato di estorsione. Del falso in bilancio non s’è fatto cenno, quanto invece all’associazione a delinquere, il Procuratore si é limitato a spiegarci che é un reato che fa molto rumore, ma meno solido in sede di dibattimento rispetto all’aggiotaggio e all’ostacolo alla vigilanza.

E sul fatto che sono indagati solo tre ex componenti del cda, mentre tutti gli altri no?
Ci ha spiegato che è come quando si dovesse procedere contro tutti i componenti di un consiglio comunale: non tutti portano le stesse responsabilità…

A parte i pochi consiglieri cooptati di recente, tutti gli altri non si sono fatti vedere all’ultima assemblea. Un segnale molto chiaro, che proprio assieme alle parole di Cappelleri sull’associazione a delinquere quattro giorni prima dell’assise, hanno contribuito al clima rovente attorno alla banca. Vi è parso che di questo il Procuratore sia conscio?
La nostra associazione ha portato la preoccupazione dei tanti soci truffati i quali rischiano di non vedere giustizia. Pende infatti sui reati ipotizzati la prescrizione che scatterà dopo sette anni e mezzo. Dalle parole del procuratore non ci sentiamo affatto rassicurati su questo punto data la mole di documenti ancora da esaminare e il lavoro da svolgere con poco personale a disposizione. In ballo ci sono i 117 mila soci della Popolare di Vicenza.

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